L'innesto del Vaiuolo
al Dottore Gianmaria Bicetti de' Buttinoni
O Genovese ove ne vai? qual raggio
Brilla di speme su le audaci antenne?
Non temi oimè le penne
Non anco esperte degli ignoti venti?
Qual ti affida coraggio
All'intentato piano
De lo immenso oceano?
Senti le beffe dell'Europa, senti
Come deride i tuoi sperati eventi.
Ma tu il vulgo dispregia. Erra chi dice,
Che natura ponesse all'uom confine
Di vaste acque marine,
Se gli diè mente onde lor freno imporre:
E dall'alta pendice
Insegnolli a guidare
I gran tronchi sul mare,
E in poderoso canape raccorre
I venti, onde su l'acque ardito scorre.
Così l'eroe nocchier pensa, ed abbatte
I paventati d'Ercole pilastri;
Saluta novelli astri;
E di nuove tempeste ode il ruggito.
Veggon le stupefatte
Genti dell'orbe ascoso
Lo stranier portentoso.
Ei riede; e mostra i suoi tesori ardito
All'Europa, che il beffa ancor sul lito.
Più dell'oro, BICETTI, all'Uomo è cara
Questa del viver suo lunga speranza:
Più dell'oro possanza
Sopra gli animi umani ha la bellezza.
E pur la turba ignara
Or condanna il cimento,
Or resiste all'evento
Di chi 'l doppio tesor le reca; e sprezza
I novi mondi al prisco mondo avvezza.
Come biada orgogliosa in campo estivo,
Cresce di santi abbracciamenti il frutto.
Ringiovanisce tutto
Nell'aspetto de' figli il caro padre;
E dentro al cor giulivo
Contemplando la speme
De le sue ore estreme,
Già cultori apparecchia artieri e squadre
A la patria d'eroi famosa madre.
Crescete o pargoletti: un dì sarete
Tu forte appoggio de le patrie mura,
E tu soave cura,
E lusinghevol' esca ai casti cori.
Ma, oh dio, qual falce miete
De la ridente messe
Le sì dolci promesse?
O quai d'atroce grandine furori
Ne sfregiano il bel verde e i primi fiori?
Fra le tenere membra orribil siede
Tacito seme: e d'improvviso il desta
Una furia funesta
De la stirpe degli uomini flagello.
Urta al di dentro, e fiede
Con lièvito mortale;
E la macchina frale
O al tutto abbatte, o le rapisce il bello,
Quasi a statua d'eroe rival scarpello.
Tutti la furia indomita vorace
Tutti una volta assale ai più verd'anni:
E le strida e gli affanni
Dai tugurj conduce a' regj tetti;
E con la man rapace
Ne le tombe condensa
Prole d'uomini immensa.
Sfugge taluno è vero ai guardi infetti;
Ma palpitando peggior fato aspetti.
Oh miseri! che val di medic' arte
Nè studj oprar nè farmachi nè mani?
Tutti i sudor son vani
Quando il morbo nemico è su la porta;
E vigor gli comparte
De la sorpresa salma
La non perfetta calma.
Oh debil' arte, oh mal secura scorta,
Che il male attendi, e no 'l previeni accorta!
Già non l'attende in orïente il folto
Popol che noi chiamiam barbaro e rude;
Ma sagace delude
Il fiero inevitabile demòne.
Poichè il buon punto ha colto
Onde il mostro conquida,
Coraggioso lo sfida;
E lo astrigne ad usar ne la tenzone
L'armi, che ottuse tra le man gli pone.
Del regnante velen spontaneo elegge
Quel ch'è men tristo; e macolar ne suole
La ben amata prole,
Che non più recidiva in salvo torna.
Però d'umano gregge
Va Pechino coperto;
E di femmineo merto
Tesoreggia il Circasso, e i chiostri adorna
Ove la Dea di Cipri orba soggiorna.
O Montegù, qual peregrina nave,
Barbare terre misurando e mari,
E di popoli varj
Diseppellendo antiqui regni e vasti,
E a noi tornando grave
Di strana gemma e d'auro,
Portò sì gran tesauro,
Che a pareggiare non che a vincer basti
Quel, che tu dall'Eussino a noi recasti?
Rise l'Anglia la Francia Italia rise
Al rammentar del favoloso Innesto:
E il giudizio molesto
De la falsa ragione incontro alzosse.
In van l'effetto arrise
A le imprese tentate;
Chè la falsa pietate
Contro al suo bene e contro al ver si mosse,
E di lamento femminile armosse.
Ben fur preste a raccor gl'infausti doni
Che, attraversando l'oceàno aprico,
Lor condusse Americo;
E ad ambe man li trangugiaron pronte.
De' lacerati troni
Gli avanzi sanguinosi,
E i frutti velenosi
Strinser gioiendo; e da lo stesso fonte
De la vita succhiar spasimi ed onte.
Tal del folle mortal tale è la sorte:
Contra ragione or di natura abusa;
Or di ragion mal usa
Contra natura che i suoi don gli porge.
Questa a schifar la morte
Insegnò madre amante
A un popolo ignorante;
E il popol colto, che tropp'alto scorge,
Contro ai consigli di tal madre insorge.
Sempre il novo, ch'è grande, appar menzogna,
Mio BICETTI, al volgar debile ingegno:
Ma imperturbato il regno
De' saggi dietro all'utile s'ostina.
Minaccia nè vergogna
No 'l frena, no 'l rimove;
Prove accumula a prove;
Del popolare error l'idol rovina,
E la salute ai posteri destina.
Così l'Anglia la Francia Italia vide
Drappel di saggi contro al vulgo armarse.
Lor zelo indomit' arse,
E di popolo in popolo s'accese.
Contro all'armi omicide
Non più debole e nudo;
Ma sotto a certo scudo
Il tenero garzon cauto discese,
E il fato inesorabile sorprese.
Tu sull'orme di quelli ardito corri
Tu pur, BICETTI; e di combatter tenta
La pietà violenta
Che a le Insubriche madri il core implica.
L'umanità soccorri;
Spregia l'ingiusto soglio
Ove s'arman d'orgoglio
La superstizïon del ver nemica,
E l'ostinata folle scola antica.
Quanta parte maggior d'almi nipoti
Coltiverà nostri felici campi!
E quanta fia che avvampi
D'industria in pace o di coraggio in guerra!
Quanta i soavi moti
Propagherà d'amore,
E desterà il languore
Del pigro Imene, che infecondo or erra
Contro all'util comun di terra in terra!
Le giovinette con le man di rosa
Idalio mirto coglieranno un giorno:
All'alta quercia intorno
I giovinetti fronde coglieranno;
E a la tua chioma annosa,
Cui per doppio decoro
Già circonda l'alloro,
Intrecceran ghirlande, e canteranno:
Questi a morte ne tolse o a lungo danno.
Tale il nobile plettro infra le dita
Mi profeteggia armonïoso e dolce,
Nobil plettro che molce
Il duro sasso dell'umana mente;
E da lunge lo invita
Con lusinghevol suono
Verso il ver, verso il buono;
Nè mai con laude bestemmiò nocente
O il falso in trono o la viltà potente.
Giuseppe Parini
Capolavoro di poesia illuministica è l'Innesto del Vaiuolo di Parini, dedicato al dottor Gianmaria Bicetti. C'è un alito messianico: un mondo senza vaiolo poteva essere un meraviglioso sogno. A poco a poco, le malattie vinte ci hanno vaccinati contro il sogno di essere vincitori.
G. Ceronetti da *Il silenzio del corpo* materiali per studio di medicina
Se un uomo vuole, come me, scoprire la verità, deve negare globalmente la struttura della religione: l'idolatria, la propaganda, la paura, la divisione, lei è cristiano e io sono induista. E' un'assurdità e bisogna essere luce a se stessi. Non solo a parole, ma luce perché il mondo è nell'oscurità e un essere umano deve trasformarsi, deve essere luce a se stesso. Questa luce non può venire accesa da nessun altro.
J. Krishnamurti - Un modo diverso di vivere
Un pettirosso in gabbia
Mette il cielo intero in furore
W. Blake *Libri profetici*
Il primo Natale
di Andrea Carandini
Ma la dimora è legata anche alla festa della nascita di Cristo e all´antica basilica di Anastasia
La capanna del fondato di Roma e il Lupercal erano in relazione con la casa di Augusto cultore delle origini
L´imperatore Costantino aveva concordato con papa Silvestro la data del 25 dicembre
L´abbandono dei riti pagani suscitava malcontento tra i senatori
La capanna di Romolo e il Lupercale erano in relazione con la casa di Augusto, perni della sua relazione con le origini. Ma la dimora è legata anche - ecco la novità - alla festa del Natale di Cristo e alla basilica di Anastasia, volute da Costantino, pegno di un suo inarrestabile destino.
Il Lupercale stava sicuramente alla radice del Palatino verso l´Aventino. Si discute se si trovasse a sinistra delle "scale di Caco" che salivano al monte, oppure alla destra, dove Augusto costruirà la sua casa. Velleio sembra porre il Lupercale sotto il Tempio di Magna Mater, quindi a sinistra; ma va inteso con Servio, per il quale il santuario era in Circo. Ma il Circo cui il Lupercale era rivolto terminava proprio a quelle scale e ove il santuario si fosse trovato alla loro sinistra non avrebbe potuto essere considerato in Circo. Come che sia, la distanza fra le due collocazioni è di soli 66 metri e da Velleio mai si potrà estrarre una pianta. Il ritrovamento recente del ninfeo a cupola decorata con aquila ha rafforzato la collocazione a destra delle scale del Lupercale, che la Soprintendenza ha preferito, e noi con lei.
Il fronte meridionale della casa di Ottaviano si ergeva sopra questo ninfeo - probabile rifacimento da lui voluto della grotta con sorgente del Lupercale - per cui si affacciava dall´alto sull´area sacra. La successiva e sovraimposta casa di Augusto con il Tempio di Apollo, terminata nel 28 a.C., occupava anche l´area del Lupercale, che finì sotto il suo terrazzamento inferiore, per cui lo si sarebbe potuto raggiungere solo tramite ambienti sotterranei aperti sulla facciata verso il Circo (ne è indizio una porta rinvenuta sotto Santa Anastasia).
Su questo terrazzamento ci informa un frammento della pianta marmorea antica. Si trattava del portico inferiore dell´area Apollinis, che racchiudeva una silva e l´ara della Roma Quadrata sulla quale Augusto, imitando Romolo, aveva rifondato la città e l´Impero. Lo stesso frammento mostra inoltre, al centro della facciata, un avancorpo (maenianum), la loggia dalla quale la famiglia imperiale si esponeva al popolo riunito nel Circo. Nei secoli l´avancorpo è venuto avanzando, per l´importanza crescente del confronto fra imperatore e Romani nei circensi. Ma Costantino distruggerà la loggia per costruirvi sopra una basilica…
Il Natale di Cristo al 25 dicembre è stato celebrato solo dopo il Concilio di Nicea del 325 e prima del 335 (Depositio Martyrum), quindi al tempo di Costantino. L´imperatore detestava la Roma pagana, tanto che celebrò i vicennali a Nicomedia sul Mar di Marmara, invitando a palazzo i vescovi - preferiti ai senatori di Roma - affluiti nella vicina Nicea per il primo concilio ecumenico. L´imperatore, novello Augusto unificatore dell´impero (324), si considerava anche vescovo, seppure di un genere particolare, e presiedeva il concilio in cui era stato deciso, finalmente, quando celebrare la Pasqua: resta una sua lettera ai vescovi che dimostra il suo interesse per le principali feste cristiane. La Pasqua doveva essere celebrata non prima dell´equinozio di primavera, visto che al 25 marzo veniva immaginata la passione del Salvatore. Papa Silvestro al concilio non andò, ma Costantino era certamente in contatto con lui, anche per preparare l´ingresso a Roma, previsto per il luglio del 326. Si era anche premurato di nominare il primo prefetto dell´Urbe cristiano, Acilio Severo. Qualcosa si stava preparando, questa volta per il Natale…
Giunto a Roma, l´imperatore celebra l´adventus, di nuovo i vicennali e infine i ludi Romani, mai salendo in Campidoglio e mancando sacrifici e pompe. Senatori e popolo erano furiosi, nacquero tumulti: l´imperatore aveva girato le spalle alla vita civica pagana che a Roma si conservava. Lo sgomento culminò quando ebbe inizio la demolizione del maenianum della casa di Augusto rivolto al Circo. Due piani superiori furono abbattuti e sul primo, risparmiato, fu eretto un edificio in forma di croce: la basilica palatina. Mai tanto era stato osato! Infatti le chiese sorgevano al di fuori dal centro politico pagano, ma ora una chiesa spiccava davanti al Circo, nel cuore di Roma e del mondo.
La basilica fu chiamata di Anastasia. Non si trattava della santa, che verrà poi, ma di una sorella di Costantino, cristiana dalla nascita come rivela il nome, già sposa di Bassiano cui Costantino aveva affidato l´Italia come Cesare, presto soppresso perché passato al perfido Licinio. E´ possibile che la casa di Augusto fosse ancora la residenza della principessa, che figurava pertanto proprietaria del luogo, costruttrice e fondatrice della basilica, piccola (455 metri quadri) ma importantissima. Figurava infatti al terzo posto dopo il Laterano e Santa Maria Maggiore. Inoltre dal V secolo il papa vi celebrava la seconda messa di Natale, dopo la prima, in Santa Maria Maggiore; ma nel IV secolo quest´ultima basilica non esisteva, per cui la prima messa - allora forse l´unica - doveva essere celebrata in origine proprio nella basilica di Anastasia (ricerche di Whitehead degli anni ´20).
Si credeva che Cristo fosse morto il 25 marzo, e non potendo che aver vissuto un numero perfetto di anni, l´incarnazione doveva cadere anch´essa in quella data, per cui la nascita veniva ricostruita, nove mesi dopo, al 25 dicembre. Partendo dalle decisioni del concilio sulla Pasqua, Costantino deve aver concordato con Silvestro questa data per il Natale, che si diffonderà poi nel mondo. A favorirla deve essere stata anche la coincidenza con il Natale del Sole Nuovo, al solstizio d´inverno. E´ possibile pertanto ritenere che il primo Natale fosse stato celebrato a Roma nella basilica di Anastasia appena terminata, forse già nel 326, in questo caso alla presenza della sola principessa, ché Costantino era partito a settembre, a porre la prima pietra di Costantinopoli.
Nel Natale paleocristiano si celebravano insieme nascita ed epifania di Cristo ai pastori nella grotta di Betlemme, e su questa grotta Costantino stava edificando una basilica. Ma i Romani conoscevano un´altra e più antica nascita/epifania: quella di Romolo ai pastori davanti alla grotta del Lupercale. Il fatto che l´ingresso a questo santuario potesse avvenire tramite il piano terreno del maenianum - sotto della basilica palatina - svela come questa chiesa fosse stata fondata anche per contrapporsi ai riti pagani del luogo, specialmente ai Lupercalia (Fauno Luperco veniva rappresentato con l´unghia fessa, per cui sembrava il diavolo). La comparazione fra le sacre grotte di Romolo e di Cristo è testimoniata da San Girolamo, che avvicinava la casa Romuli e il Lupercale visti a Roma con il diversorium Mariae e la Salvatoris spelunca visitati in Giudea (Interpretatio, 105).
Il natale del santuario di Fauno Luperco (due generazioni prima della guerra di Troia), il natale/epifania di Romolo (nell´VIII secolo a.C.), il natale della Roma imperiale (nel 27, con ludi Saeculares nel 17 a.C.) e il natale/epifania di Cristo (celebrato nel 326 d.C., o poco dopo) formano una stratificazione di eventi fondanti per l´Occidente, tutti concentrati in un piccolo luogo - la Roma Quadrata di Augusto - epicentro di Roma e dell´impero.
fonte: La Repubblica, 22 dicembre 2007

Psicofarmaci ai bambini: ci sarà un'ultima spiaggia?
di Giorgio Vitali
5 dicembre 2007
“Esaminiamo la realtà dei fatti: cito a caso uno dei “big five” nel settore del giornalismo scientifico, il New England Journal”, è finanziato per il 74% dall’industria farmaceutica. Ecco allora il vero problema: l’etica nelle ricerche. Perché non iniziamo a pubblicare anche le ricerche che hanno dato esito negativo, che sono la stragrande maggioranza?”
dottor Paolo Roberti, primario di Psichiatria, coordinatore del Comitato medicine non convenzionali.
“Ho la netta sensazione che non ci si renda pienamente conto di cosa implichi somministrare psicofarmaci stimolanti ad un bambino di 5 o 10 anni, del tipo d’impatto sul suo metabolismo, sul sistema ormonale, sul suo sistema nervoso in via di sviluppo”
“Luigi Cancrini, psichiatra, Commissione parlamentare sull’infanzia”.
Dobbiamo dire subito che il programma, partito segretamente dalle centrali multinazionali, è stato prontamente individuato in tutto il mondo, specie negli Usa, dalle forze di resistenza contro la globalizzazione. Sono stati scritti molti libri e moltissimi articoli. Si sono costituite molte associazioni. Genitori associati, in America, in Europa ed anche in Italia, sono riusciti a bloccare medici scolastici, assistenti sociali, insegnanti vari, che tentavano di imporre la “droga ufficiale” ai bambini. E tuttavia, il progetto prosegue in tutto il mondo senza la possibilità di un contrasto capace di fermarlo. La dimostrazione è stata data proprio dal convegno svoltosi nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio, peraltro gremita di pubblico, nel convegno di martedì 20 novembre. Ciò che a noi interessa evidenziare, per lettori che presumibilmente conoscono il problema, perché se n’è a lungo discusso, è proprio la forza coercitiva che un progetto elaborato dietro le quinte del potere finanziario globalista riesce ad esercitare nelle società cosiddette civili. In realtà, le società sottomesse al sistema mondiali sta, non riescono a trovare in se stesse la forza di reagire, perché la frammentazione delle professionalità coinvolte, con i loro interessi individuali e corporativi, non consente l’unione necessaria e sufficiente per contrastare questi progetti di dominio globale che sono stati programmati in sedi ove si conosce e prevede a menadito lo sviluppo “automatico nelle società complesse” dei semi gettati in terreni disgraziatamente molto fertili. Com’è dimostrato dalle due dichiarazioni molto chiare che ho riportato sotto il titolo di quest’articolo, rilasciate da personalità scientifiche note ed influenti presenti nel Parlamento, le quali però non vanno oltre l’esternazione di un formale e verbale “dissenso” nei confronti di un progetto già da qualche tempo operativo e come dimostrato anche dal fatto che, mentre per altre e frequenti manifestazioni che dovrebbero interessare la sanità è da sempre in vigore il sistema del rinvio e della dilazione, per quest’argomento sono stati previsti dei “protocolli” che devono essere utilizzati per censire e schedare i bambini “bisognosi di cure”. Questi centri di smistamento dovrebbero essere 120 e ne sono in funzione già quaranta. Tant’è che nella sola Lombardia sono a “rischio di cura” la bella cifra di 10.000 bambini. Inutile ricordare i trattamenti forzati a base d’iniezioni d’amfetamine praticati nell’Unione Sovietica di buona memoria contro i dissidenti politici. Il principio è sempre lo stesso, e riguarda le ideologie e le religioni. (La psichiatria è un’ideologia). Identificata una categoria di possibili eretici, questi sono selezionati su una base di “protocolli ideologici” ed affidati ad “esperti” che possono essere teologi, ideologi o psichiatri, i quali, per il semplice fatto di essere posti in condizione di giudicare altre persone secondo gli schemi istitutivi dei “protocolli”, non possono che inserire le vittime all’interno di una logica che ne seziona la personalità in tanti frammenti. Ovvio aggiungere che nel caso dei bambini, si tratta di un “prelavaggio” selettivo che non ammette dubbi: chi dimostra agilità mentale, vivacità di pensiero, capacità creative, deve essere subito
“lobotomizzato”.
Il convegno di cui diamo notizia si è svolto in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, in collaborazione col Comune di Roma, la prima cattedra di Psichiatria della Sapienza diretta dalla prof. Emilia Costa, dall’associazione “Giù le mani dai bambini www.giulemanidaibambini.org”, consorzio per la farmacovigilanza in età pediatrica, composto di 170 fra enti ed associazioni, fra cui 10 università, (oltre 250.000 addetti ai lavori concordano con le linee d’azione dell’associazione e tuttavia le cose restano com’erano).
Il Comunicato
stampa
Bambini iperattivi, psicofarmaci con estrema disinvoltura. Italia: tra i bimbi diagnosticati, 83% in terapia con psicofarmaco (fonte Istituto Superiore di Sanità). Inghilterra, 18%, Usa 32%. Da 81.000 a 162.000 bambini a rischio (1-2% della popolazione fra gli 0-14 anni), più di 17 volte la produzione industriale di molecole psicoattive per infanzia nel mondo negli ultimi 15 anni; più di 100% di prescrizione in 50 paesi, tra cui Belgio, Germania, Inghilterra, Irlanda, Olanda, Norvegia, Spagna (fonte: International Narcotic Control Board dell’Onu). L’allarme è stato lanciato da William Carey, cattedra di Pediatria Clinica Università Pennsylvania, Accademia delle Scienze Usa, nel convegno “Bambini diversamente vivaci”, organizzato sotto l’alto patrocinio del presidente del Parlamento europeo.
“Negli ultimi quindici anni, dichiara il prof. Carey, la produzione di Ritalin, l’amfetamina che è data ai bambini “troppo agitati” è aumentata di ben 17 volte. Da noi, negli Usa, solo per l’iperattività sono somministrati questi psicofarmaci ad oltre quattro milioni di bambini e ragazzi. I criteri diagnostici per definire l’iperattività, sono a tal punto vaghi ed inesatti, che molti bambini normali sono inclusi nelle diagnosi e messi in cura con psicofarmaci: il problema è che questi criteri sono esattamente quelli che voi riprendete ed utilizzate in Italia”.
Ma non è tutto. In un altro comunicato stampa del 15 novembre scorso, inviato da “Giù le mani dai bambini”, è documentato che il convegno svoltosi nello stesso 15 novembre presso l’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’associazione che promuove l’uso di psicofarmaci sui bambini, l’ufficio stampa che ha promosso l’evento è l’agenzia di pubbliche relazioni di Novartis e di Pfizer, la due aziende che hanno il brevetto dei prodotti in questione. Fortunatamente ci sono state dure prese di posizione dalle commissioni Sanità di Camera e Senato, che hanno chiesto una verifica sull’ISS. Si tratta d’inchieste aggiungiamo noi, che cadranno nel vuoto, perché sappiamo bene dove vanno a finire i soldi delle multinazionali del farmaco.
Conclusioni
Se ad un convegno di questo tipo partecipano professionisti integrati nel sistema sanitario, pubblico o privato che sia, il discorso cade sempre dentro il gran calderone della consulenza professionale. Si discute dei dati della cosiddetta letteratura, si contestano le cifre (in questo caso si tratta di cifre d’abominio), si portano esperienze professionali private o degli istituti d’appartenenza. Ma non si denuncia mai l’origine del fenomeno. Questo non deve apparire. Stonerebbe in un quadro apparentemente idilliaco nel quale alcuni “esperti” discutono amabilmente di questioni tecniche.
Invece in questo, come in altri casi, dietro c’è un progetto. C’è il progetto intossicativo delle multinazionali dietro alle quali, come sappiamo, c’è un programma di dominio globale sui corpi, sulle menti e sulle coscienze. Il marketing delle multinazionali è la forma, (un’estetica, se vogliamo) con cui si esprime e si plasma la società. Il marketing è un sistema complesso per cui, ad esempio, i bambini che noi prendiamo in considerazione vengono ipernutriti con prodotti dell’industria alimentare reclamizzata ossessivamente attraverso i Media. La prima conseguenza di quest’ipernutrizione è proprio un’iperattività spiegabilissima non solo con la sedentarietà forzata, ma anche con le suggestioni televisive che senza posa sono propinate ai bambini.
L’esempio
del Lago Vittoria
Negli anni sessanta, nel lago Vittoria fu introdotta a scopo di studio “scientifico” una nuova specie ittica. Il risultato fu che il pesce persico del Nilo, oggi esportato in tutto il mondo, in breve tempo provocò l’estinzione di quasi tutte le razze ittiche locali. Enormi cargo ex sovietici atterrano ogni giorno nella zona per caricare il pescato e scaricare kalashnikov e munizioni per le innumerevoli guerre dimenticate che si combattono nel cuore del continente nero. Anche in questo caso, le multinazionali del cibo e quelle delle armi si sono dimostrate alleate (in realtà hanno la stessa matrice) contro tutto il mondo e la scienza, coi suoi “esperimenti” è loro complice.
fonte: www.rinascita.info
leggi anche qui * è importante
Francia, mistero sulla sparizione di 450 gatti.
Dietro la sparizione di 450 gatti avvenuta nella regione dell' Alta Savoia in Francia, c' è il terribile sospetto che ci sia un commercio illegale di pelli con la vicina Svizzera, dove quello dei gatti randagi è considerato appunto un commercio legale.
fonte: Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva
Leggete anche qui:
http://www3.varesenews.it/lombardia/articolo.php?id=84108
Poichè circolano favolette circa la miracolosa risoluzione di alcuni disturbi reumatici grazie all'uso di pellicce di gatto...vi informo che:
E’ risaputo che un gatto adulto ronronnante sviluppa circa 60 gigaHertz benefici per la nostra salute…potete perciò posizionarlo sulla sciatica, o sulla cervicale magari chiedendogli il permesso, non ve lo rifiuterà, i gatti sono anche animali generosi!
Occorrerà precisare che, la cura sarà efficace solo se con gatto annesso…preferibilmente vivo?
soglia varcata
gioiosaperta
sconfinata
raccolgo e semino
mi ricongiungo
in celebrazione
dell’eterno ritorno

Un Viaggio nelle Tradizioni Popolari alla ricerca di antichi Culti Pagani.

Ancora una volta, come ogni anno, ci stiamo apprestando ad esser bombardati da pubblicità, magazine, network che parlano di Halloween, il "carnevale" novembrino vera e propria festa del consumistico mondo occidentale. Per molti la ricorrenza è estranea alla nostra cultura italiana, un chiaro esempio dell’effetto della globalizzazione e dell’assorbimento di usi e costumi del mondo anglosassone. In realtà, celate da maschere e vetrine scintillanti ecco trasparire antichi ricordi di tradizioni mai del tutto scomparse e ancora insite nel folklore popolare che contraddistingue la nostra nazione.
Sarà così seguendo gli indizi nascosti nelle pieghe del tempo che arriveremo ad un culto molto antico, il culto della Dea Madre, regina di questa mistica notte ove ancora oggi il velo della reminescenza è così leggero da permetterci di guardar attraverso.
Secondo il Dizionario McBeain di Lingua Gaelica "Samhain" (pronunciato "sow-in"), forse la più importante tra le festività celtiche, deriverebbe da "samhuinn" e significherebbe "summer’s End", la fine dell’estate e l’inizio della stagione invernale
continua...
Fu la porta d'entrata divelta
risucchiata dagli atomibagliori
rifluita in cortecce.
Nerelune sorelle allineate
dai secoli affacciate
raccontarono l'oscuro sporgersi
dagli occhi
di fradice foglie consunte
di carni artigliate da chiodigarofani
cesellate da scorticature.
Evaporazione di lingua perduta
sul ramo d'autunno del cuore
s'innesta in patriaradice
L'Ippocastano, della famiglia delle Hippocastanaceae è originario della penisola balcanica (Albania - Grecia settentrionale) ed ha una larga diffusione in tutta le regioni italiane sino ad una altitudine di 1200 metri.
Albero con portamento maestoso ed elegante raggiunge i 25/30 metri di altezza con una chioma di 8 - 10 metri di diametro.
Le foglie, caduche, sono composte da 5/7 lamine fogliari con margine seghettate. Il colore è verde scuro nella pagina superiore ed un verde più chiaro in quella inferiore.
I fiori (2-2,5 cm) sono bianchi con una sfumatura gialla alla base, sono riuniti in pannocchie lunghe circa 25/30 cm e la fioritura avviene nel mese di maggio; i frutti (3-6 cm) di colore verde chiaro, ricoperti da molti aculei, raggiungono la maturazione in settembre-ottobre ed aprendosi, lasciano fuoriuscire da 1 a 3 semi di colore marrone brillante somiglianti alle castagne.
L' Ippocastano viene utilizzato in parchi, giardini molto grandi e viali dove con la sua imponenza crea vaste zone d'ombra.
"Nello stato White Chestnut negativo, l'individuo e' vittima di una mente iperattiva
che ha conquistato l'egemonia su tutte le altre componenti della personalita"
Scheffer, Bach- Blutentherapie

Nella tradizione buddistica e induistica, la continua e impetuosa affluenza di pensieri ( come pure dei sensi tesi verso l'esterno) viene rappresentata con l'irruente avanzata di sbuffanti destrieri che tirano il carro da guerra che e' il nostro corpo e che bisogna tenere a freno. Solo Krishna, simbolo del proprpio io spirituale, e' in grado di guidare con mano sicura i cavalli impazziti.
le persone che si trovano nelo stato White Chetnut negativo soffrono spesso di distrurbi del sonno.
Dai neri abissi affiorano ripetutamente le stesse rappresentazioni e s'infrangono come flutti sulla sponda della coscienza. gli antichi Greci vi scorgevano la rappresentazione dei cavalli scroscianti e schiumanti di Poseidone, che quale signore del mare e' nel contempo il signore degli strati inconsci della psiche, egli e' l'antagonista di Atena, la dea del pensiero equilibrato e assennato. I pensieri "galoppanti" sono come cavalli che strappano impetuosamente le redini e scappano presi dal panico, se non sentono la mano ferma del cocchiere.
Le perosne nello stato White Chestnut negativo sofforno spesso di cefalea nervosa, oppure masticano continuamente con la mandibola, come cavalli che mordono le briglie. Questo puo' chiarire perche' Gottfried Mayerhofer (1807-1877), che aveva doti medianiche, nei casi di mal di testa "che dipende piu' dai nervi che da iperemia cerebrale" rimanda all'effetto curativo dell'ippocastano
Sheffer-Storl "Le piante per la psiche"
“Dunque, poco fa ero al giardino pubblico. La radice del castagno* s’affondava nella terra, proprio sotto la mia panchina. Non mi ricordavo più che era una radice. Le parole erano scomparse, e con esse il significato delle cose… ; la radice, le cancellate del giardino, la panchina, la rada erbetta del prato, tutto era scomparso…..Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. ..”.
J.P. Sartre, “La Nausea"
*leggasi ippocastano, tale e' la traduzione corretta del termine marronier
http://www.disinformazione.it/scie_chimiche_rapporto.htm
http://www.sciechimiche.org/

scie chimiche tra Tor San Lorenzo e Anzio, (RM)
30 settembre 2007, h.17.37
foto mia
“Trovai una spiegazione illuminante nel sesto libro dei Naturalia di Avicenna, in cui si dice che è insita nell’anima umana una certa proprietà di cambiare le cose, e che le altre cose le sono soggette; e precisamente quando essa è trascinata a un grande eccesso di amore o di odio o qualcosa di analogo. Se quindi l’anima di un uomo cade in preda ad una grande eccesso di una qualche passione, si può stabilire sperimentalmente che l’eccesso costringe le cose e le cambia nella direzione verso cui tende. (…) Chiunque può influenzare magicamente ogni cosa, se cade preda di un grande eccesso…e allora lo deve fare precisamente in quella ora in cui l’eccesso lo aggredisce e agire con le cose che l’anima gli prescrive. Infatti l’anima è allora così bramosa della cosa che vuole causare, che afferra anche da sé l’ora più importante e migliore che ‘comanda’ anche alle cose che più convengono a quell’effetto”.
Alberto Magno, De mirabilibus mundi
fonte:
*Il segreto della soglia*
Visitate questo magico luogo!
Gate, gate, paragate, parasamgate, bodhi, svaha!
andato, andato, andato all'altra sponda,
completamente sull'altra sponda, benvenuto risveglio!
Sutra del Cuore

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Da Leonardo al web. La vita è una rete. Intervista a Fritjof Capra
di Gaspare Polizzi
In Italia per discutere del suo nuovo libro, La scienza universale: arte e natura nel genio di Leonardo (Rizzoli, pp. 413, euro 23,00), Fritjof Capra, fisico di origine viennese, studioso dei sistemi complessi e autore di bestseller mondiali come Il Tao della fisica (1975, tradotto in 23 lingue, con 43 edizioni), incontrerà oggi Paolo Galluzzi, direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza e studioso di Leonardo, in un Dialogo su Leonardo e la scienza moderna (Altana di Palazzo Strozzi, ore 17). Abbiamo colto l’occasione per porre a Capra alcune domande sul suo itinerario di ricerca e discutere della sua interpretazione di Leonardo.
Nella Prefazione al suo ultimo libro, «La scienza universale», ricorda l’impulso che lo spinse a scriverlo, a metà degli anni Novanta, dopo aver «annusato» Leonardo per trent’anni: la mostra di disegni leonardeschi ospitata dalla Queens Galery di Londra. Possiamo dire che l’arte di Leonardo, i suoi disegni, che spaziano dall’architettura all’anatomia, hanno aperto la strada per ricostruire la sua scienza?
«Possiamo dire che l’arte di Leonardo ci inspira a studiare la sua scienza, ma anche questa scienza non può essere compresa senza la sua arte, né l’arte senza la sua scienza. L’approccio di Leonardo alla conoscenza scientifica era visivo; era l’approccio del pittore. “La pittura”, dichiara, “abbraccia in sé tutte le forme della natura”. Credo che questa dichiarazione sia la chiave per capire la scienza leonardiana. Leonardo afferma ripetutamente che la pittura coinvolge lo studio delle forme naturali e sottolinea il collegamento stretto tra la rappresentazione artistica di quelle forme e la comprensione intellettuale della loro natura interiore e dei principi alla loro base».
Il libro su Leonardo è apparentemente distante dai precedenti. Mi sembra opportuno, per i lettori italiani, ripercorrere brevemente il suo itinerario intellettuale. Prima di pubblicare «Il Tao della fisica», ha lavorato come fisico teorico a Parigi, Santa Cruz, Stanford, Londra, Berkeley, studiando soprattutto la fisica delle particelle. Cosa l’ha spinta a lasciare la fisica per la filosofia e la divulgazione scientifica?
«Già da giovane mi ero sempre interessato alla filosofia, e una delle influenze maggiori fu il libro di Werner Heisenberg, Fisica e filosofia che ho letto la prima volta quando ero studente a Vienna. Negli anni Sessanta mi sono interessato alla filosofia orientale, ciò che poi mi ha portato a scrivere il mio primo libro, Il Tao della fisica, paragonando i concetti fondamentali della fisica moderna con quelli delle tradizioni spirituali dell’Oriente. Sono stato anche molto influenzato dai movimenti sociali e culturali degli anni Sessanta, e nel mio secondo libro, Il punto di svolta, ho discusso le implicazioni del nuovo paradigma scientifico per i nostri problemi sociali e politici. Mi sono accorto che per farlo, i concetti della fisica non bastavano, perché questi problemi sociali - la medicina, l’economia, l’ecologia, etc. - avevano tutti da fare con la vita, con i sistemi viventi (organismi, sistemi sociali, ed ecosistemi). E così dalla fisica mi sono rivolto alle scienze della vita, e in particolare all’ecologia».
«Il Tao della Fisica» fu un libro che coglieva bene lo spirito del tempo: cercava di avvicinare l’esigenza di una nuova spiritualità, diffusa negli ambienti giovanili, con la radicale trasformazione della descrizione naturale introdotta soprattutto dalla meccanica quantistica. Ritiene che ancora oggi si possa sostenere una visione «spiritualistica» della descrizione fisica?
«Sì, ma ci sono anche altre strade, e specialmente l’ecologia».
«Il punto di svolta», del 1982, ha avviato un processo di riunificazione tra le scienze della natura e quelle della vita, nel quadro della teoria dei sistemi complessi. Per questa strada veniva definitivamente abbandonato il paradigma meccanicistico proprio della fisica classica e si individuava nelle teorie della complessità il nuovo orizzonte unificante per una descrizione della natura che avesse anche un’attenzione particolare a una «nuova alleanza» tra uomini e mondo. Le teorie della complessità possono oggi configurarsi come un nuovo paradigma per la conoscenza della natura vivente e inanimata?
«Il mio libro La scienza della vita è in un certo modo una nuova versione del Punto di svolta per il nostro nuovo secolo. La teoria della complessità ha un ruolo centrale».
«La rete della vita» (1996) e «La scienza della vita» (2002, ma il titolo inglese è più chiaro: «The Hidden Connections: A Science for Sustainable Living») propongono a livelli diversi una comprensione unificata delle strutture materiali della vita, delle forme della mente e dei sistemi sociali, e si aprono anche a una nuova prospettiva tecnologica e progettuale che pratichi «lo sviluppo sostenibile». Nei suoi molteplici impegni di militante ha affrontato temi politici, economici ed ecologici spaziando dall’economia alla bioarchitettura. Può dirci qualcosa sull’applicabilità del modello delle «Economic Networks», veri e propri ecosistemi di fabbriche a bassissimo inquinamento ambientale?
«In questi libri offro una sintesi della nuova comprensione della vita che è emersa nelle scienze durante gli ultimi 25 anni. Il concetto centrale è la rete. Ci siamo resi conto nella scienza che la rete è lo schema d’organizzazione fondamentale di tutti i sistemi viventi. Gli ecosistemi sono reti di organismi, gli organismi sono reti di cellule, e le cellule reti di molecole. E poi ci sono le reti sociali, ossia le comunità, e le reti tecnologiche di comunicazione. Ovunque vediamo la vita, vediamo reti. L’analisi delle somiglianze e differenze fra le reti biologiche e sociali è la parte centrale della mia sintesi della nuova interpretazione scientifica della vita. Il mio scopo non è solamente di offrire una visione unificata di vita, mente, e società, ma anche di sviluppare un approccio coerente e sistemico ai problemi critici della nostra epoca. Mentre questo nuovo secolo si dispiega, possiamo osservare due sviluppi che avranno un grande impatto sul benessere e il modo di vivere dell’umanità. Tutti e due hanno a che fare con reti e con nuove tecnologie. Uno sviluppo è l’ascesa di un nuovo capitalismo globale; l’altro è la creazione di comunità sostenibili basate sulla pratica dell’”ecodesign”, vuol dire di progettazione ecologica. Mentre nel capitalismo globale si tratta di reti elettroniche e di flussi di denaro e informazioni, nell’ecodesign si tratta di reti ecologiche e di flussi di energia e materia. Lo scopo dell’economia globale, nella sua forma presente, e di alzare al massimo la ricchezza delle sue élites. Lo scopo dell’ecodesign è di alzare al massimo la sostenibilità della rete della vita. La sfida centrale della nostra epoca è di riprogettare le nostre infrastrutture, tecnologie e industrie, in modo da renderle ecologicamente sostenibili».
Torniamo a Leonardo, che legge come promotore di una scienza della qualità e della globalità, come «precursore» delle teorie della complessità. Lei scrive a chiare lettere che valuta «il suo pensiero dalla prospettiva dei progressi più recenti della scienza moderna». Non pensa di rischiare da un lato le critiche dei filologi leonardeschi, che possono considerare tale lettura poco attenta al contesto storico-culturale rinascimentale, e dall’altro quelle della comunità scientifica, che non vede in Leonardo né le equazioni non lineari della dinamica dei sistemi complessi, né la matematica galileiana? L’«Appendice sulla geometria delle trasformazioni» di Leonardo propone la geometria di Leonardo o una geometria da lei formalizzata con gli strumenti matematici attuali? E ancora: si può dire - come sostiene - che Leonardo sperimentò la topologia degli insiemi di punti e la topologia combinatoria?
«Quando si propone una nuova interpretazione dell’opera di un grande artista, filosofo, o scienzato, si rischia sempre di affrontare le conoscenze tradizionali. Però, ho fatto grande attenzione nel presentare il pensiero scientifico di Leonardo nel contesto intellettuale e culturale della sua epoca. Sono stato molto lieto che ciò è stato riconosciuto dal doyen dei leonardisti, Carlo Pedretti, che a visto nel mio libro “una valutazione brillante e rigorosa dell’approccio di Leonardo alla scienza, analizzato nel contesto culturale della sua epoca e attraverso lo sviluppo del pensiero scientifico nei secoli successivi”. L’Appendice presenta la mia interpretazione della geometria leonardiana che egli chiama “geometria che si fa col moto”, e ch’io vedo come una forma rudimentale di topologia.
Un’ultima domanda che scaturisce dalla particolare atmosfera «religiosa» che si respira oggi in Italia. Da un lato si assiste, con papa Ratzinger, a una riaffermazione della tradizione cattolica, anche sul piano teologico, dall’altro lato emerge una spiritualità diffusa, eclettica, a volte confusa. Da scienziato e da filosofo che ama «cogliere le connessioni nascoste tra i fenomeni» come giudica tale atmosfera? Ritiene che la
sua prospettiva ecologica e vitalistica converga con la dimensione
religiosa o si mantenga nel solco del pensiero laico?
«Io ritengo che l’ecologia al livello più profondo converga con la prospettiva spirituale che è al cuore di tutte le religioni».
fonte: l'Unità del 24 settembre 2007
Equinozio d'autunno
All'equinozio d'autunno il sole passa nuovamente attraverso l'equatore celeste, ma in senso inverso rispetto all'equinozio primaverile non sale più dall'emisfero meridionale a quello settentrionale, ma scende dal settentrionale al meridionale.
La sua è simbolicamente una crocifissione cui segue non la resurrezione, ma la discesa negli inferi che per il sole visibile sono il semestre autunnale-invernale, quando la notte prevale sul giorno.
In epoca ellenistica l'equinozio autunnale, come quello primaverile, era consacrato a Mitra, personificazione del Sole divino, demiurgo e signore del cosmo, accompagnato nell'iconografia da due dadofori, due portatori di fiaccola. Il primo, Cautes, con la torcia alzata e lo sguardo rivolto alla scena del sacrificio del toro, è l’immagine primaverile di Mitra Sole. Il secondo, Cautopates, che compare sempre sul lato nord dei mitrei con l a torcia abbassata e in un atteggiamento di pena e di tristezza, è l’immagine di Mitra come sole autunnale ed è associato a un albero pieno di frutti, che simboleggia la produttività della terra giunta al suo culmine prima del deperimento della vegetazione nel semestre buio.
Molte funzioni di Mitra autunnale furono ereditate nel cristianesimo dall’arcangelo Michele la cui festa, il 29 settembre, nel perdiodo immediatamente successivo all’equinozio, segnava il passaggio all’autunno, come testimoniano alcuni proverbi calendariali.
All’equinozio d’autunno è consacrato il pioppo binaco dalla corteccia biancastra e dal verso inferiore delle foglie bianco-argento, che contrasta con quello superiore verde scuro.. Narra un mito greco che Eracle, sulla via del ritorno dal Tartaro, s’intreccio sul capo una corona di foglie di pioppo. Le foglie esterne rimasero scure perché, spiega il mito, scuri sono i colori degli inferi; ma quelle che gli aderivano alla fronte furono tinte di bianco dal sudore dell’eroe che aveva trionfato sulla morte. Da allora in poi il pioppo coronò chi aveva percorso i due mondi senza smarrirsi.
le foglie bicolori del pioppo bianco sono anche il simbolo del confine tra la terra e e il regno di Ade: nel calendario arboreo celtico l’albero rappresenta l’equinozio d’autunno che segna il passaggio del sole dalla parte settentrionale dello zodiaco a quella meridionale, gli inferi invernali. Grazie al mito di Eracle il lato bianco delle sue foglie, che mosse dal vento come un ruscello, è diventato simbolo di resurrezione. Una credenza bretone riflette ancora questo significato: le foglie bianche sarebbero altrettante anime di bimbi promesse alla resurrezione.
A. Cattabiani *Lunario*

Segno
Sono nato sotto il segno dell'Autunno
Perciò amo i frutti e detesto i fiori
Rimpiango i miei baci ad uno ad uno
Come un noce bacchiato al vento racconta i suoi dolori
Eterno autunno o stagione mia mentale
Le mani degli amanti d'una volta cospargono il tuo suolo
Mi segue una sposa è la mia ombra fatale
Stasera le colombe spiccano l'ultimo volo
su queste alture
è fiorito il cardo di settembre
e mi accoglie il cielo come un grido
L. Sinisgalli

sull'eringio
"agisce contro i serpenti e tutti i veleni. Contro i colpi ed i morsi si v beve una dracma della sua radice nel vino o, se le lesioni provocano febbre, nell'acqua; si applica in empiastro sulle ferite ed è particolarmente efficace contro i serpenti anfibi e le rane[...] Con il miele facilita l'estrazioni di corpi estranei conficcatisi nella carne; presa prima di una bevuta, impedisce l'ubriachezza; se si coglie al solstizio d'Estate e si applica con acqua piovana, guarisce tutti i disturbi cervicali ; se si porta addosso come amuleto, guarisce anche le macchie bianche degli occhi"
Plinio Gaio Secondo * Storia naturale*

Oro, farfalla dorata polverosa,
perché sono spuntati i fiori del cardo?
D. Campana
"Per quanto ci addentriamo nella materia, la natura non ci rivela la presenza di nessun «mattone fondamentale» isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto. Queste relazioni includono sempre l'osservatore come elemento essenziale. L'osservatore umano costituisce sempre l'anello finale nella catena dei processi di osservazione e le proprietà di qualsiasi oggetto possono essere capite soltanto nei termini dell'interazione dell'oggetto con l'osservatore. [...] Nella fisica atomica, non possiamo mai parlare della natura senza parlare, nello stesso tempo, di noi stessi."
Fritjof Capra * Il Tao della fisica*

Il più giovane e festante degli usignuoli
chiama i suoi genitori con una voce gialla.
Issa
Le aperture del sangue e quelle del senso sono le stesse. [...]. Tensioni, pressioni, flussi, grumi, trombosi, aneurismi, anemie, emolisi, emorragie, diarree, droghe, deliri, invasioni, capillari, infiltrazioni, trasfusioni, impurità, cloache, pozzi, fogne, schiume, bidonvilles, megalopoli, lamiere, prosciugamenti, deserti, croste, tracomi, usura del suolo, massacri, guerre civili, deportazioni, ferite, stracci, siringhe, sozzure, croci rosse, mezzelune rosse, sangue rosso, sangue nero, sangue raggrumito, sangue elettrolizzato, perfuso, infuso, rifiutato, schizzato, imbevuto, impantanato, plastificato, cementato, vetrificato, classificato, enumerato, conti di sangue, banche del sangue, banche del senso, banche del senza, traffici, reti, flussi, sbavature, pozze.
I corpi del nostro mondo non sono né sani né malati. I corpi ecotecnici sono un altro genere di creature, strette da tutte le parti, da tutte le masse, in loro, attraverso di loro e tra loro, collegate, ecografate, radiografate, le une attraverso le altre, creature che comunicano le loro risonanze magnetiche, che controllano i loro deficit, che si aggiustano sulle loro debolezze e assortiscono i loro handicap, le loro trisomie, i loro muscoli atrofici, le loro sinapsi sconnesse, unite da tutte le parti, attaccate, mescolate, infiltrate da miliardi di corpi; nessuno di loro si tiene in equilibrio su di un solo corpo, ma tutti sono invischiati, aperti, diffusi, trapiantati, scambiati. Non c’è più uno stato di salute né una stasi malata: un andirivieni, una palpitazione irregolare o continua che va da un bordo all’altro della pelle, delle piaghe, degli enzimi di sintesi, delle immagini di sintesi. Non c’è nessuna psiche integra, chiusa su un pieno o su un vuoto.
J-L. Nancy

G. Ozzola *al cuor non si comanda*
Luce Irigaray * Appena rinata da lei* da -Essere due-

A volte accade che diventi integro - si tratta di momenti rari. Osservi l'oceano, la sua incredibile potenza - e all'improvviso dimentichi ogni tua divisione, la tua schizofrenia svanisce; ti rilassi. Oppure, mentre cammini per l'Himalaya, vedendo la neve vergine di quelle vette imponenti, all'improvviso una quiete ti avvolge, e non occorre che fingi, poiché con te non c'è alcun essere umano con il quale fingere. Ti integri. Oppure, ascolti della musica magnifica - ti integri. Ogniqualvolta, in qualsiasi situazione - non importa quale - diventi un'unità, sei avvolto da una pace squisita, in te sorgono felicità e beatitudine. Ti senti appagato. Non occorre aspettare - quei momenti possono diventare la tua vita naturale. Quei momenti straordinari possono diventare quotidiani, cose di tutti i giorni - in ciò si riassume l'intero sforzo dello Zen. Puoi vivere una vita straordinaria, vivendo una vita del tutto comune: tagliando la legna, facendo ceppi da ardere, portando acqua dal pozzo puoi essere intimamente in pace con te stesso. Pulendo il pavimento, cucinando, lavando i vestiti, puoi essere perfettamente a tuo agio, poiché ciò che conta è il tuo agire con totalità, godendo ciò che fai, deliziandoti nelle azioni più semplici.
Osho
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ripreso da rififi.splinder.com/
Il bufalo
Oh, Sonjuščka, qui ho trovato un forte dolore. Nel cortile dove passeggio arrivano spesso dei carri dell’esercito stracarichi di sacchi o vecchie casacche e camicie militari, sepsso con macchie di sangue…., vengono scaricati qui, distribuite nelle celle, rappezzate, poi ricaricate e spedite all’esercito. Recentemetne è arrivato uno di qeusti carri, tirato da bufali invece che da cavalli. Per la prima volta ho visto questi animali da vicino. Sono di costituzione più robusta e massiccia dei nostri buoi, con teste piatte e corna ricurve basse, il cranio quindi è simile a quello delle nostre pecore, sono completamente neri, con grandi, docli occhi neri. Provengono dalla Romania, sono trofei di guerra… I soldati che guidavano il carro raccontarono che fu molto faticoso catturare questi animali selvaggi e ancor più difficile –essendo abituati alla libertà – usarli come animali da tiro. Furono orribilmente percossi finché non appresero che avevno perso la guerra e che per loro valeva il motto vae victis. A Breslavia vi devono essere un centinaio di questi animali; essi, che erano abituati ai rigogliosi pascoli romeni, ricevono un misero e scarso foraggio. Vengono sfruttati senza pietà per trainare tutti i carri possibili e così vanno presto in rovina. Dunque, alcuni giorni fa arrivò qui un carro carico di sacchi. Il carico era così alto che i bufali all’entrare nel portone non risucivano a superare la soglia. Il soldato accompagnatore, un tipo brutale, cominciò a picchiare così forte gli animali, con la grossa estremità del manico della frusta, che la sorvegliante, indignata, lo riprese chiedendogli se non aveva proprio alcuna compassione per gli animali. ‘Neanche di noi uomini ha nessuno compassione’ rispose egli sogghignando, e picchiò ancor più sodo…Alla fine gli animali tirarono e scamparono il peggio, ma uno di essi sanguinava… Sonjuščka, la pelle dei bufali è proverbiale per lo spessore e la durezza, eppure la loro era lacerata. Poi, mentre scaricava, gli animali stavano muti, sfiniti, e uno, quello che sanguinava, guardava lontano con sulla faccia nera e nei dolci occhi neri un’espressione come di un bambino rosso per il pianto. Era esattamente l’espressione di un bambino che è stato duramente punito e non sa perché, non sa come deve affrontare il supplizio e la bruta violenza…Io stavo là e l’animale mi guardò, mi scesero le lacrime – erano le sue lacrime – non si può fremere dal dolore per il fratello più caro come io fremevo nella mia impotenza per questa muta sofferenza. Come erano lontani, irragiungibili, perduti i bei pascoli liberi e rigogliosi della Romania! Come era diverso lì lo splendore del sole, il soffio del vento, come erano diverse le belle voci delgi uccelli che lì si udivano, o il melodico muggito dei buoi! E qui: questa città straniera, orribile, la stalla umida, il fieno ammuffito, nausenante, misto di paglia fradicia, gli uomini estranei, terribili e le percosse, il sangue che colava dalla ferita fresca….Oh, mio povero bufalo, mio povero, amato fratello, noi due stiamo qui impotenti e muti e siamo uniti solo nel dolore, nell’impotenza, nella nostalgia. Intanti i detenuti si muovevano affaccendati attorno al carro, scaricavano i pesanti sacchi e li trascinavano nella casa; il soldato, invece, con le due mani nelle tasche passeggiava a grandi passi per il cortile, rideva e fischiettava una canzonetta. E così mi passò dinanzi tutta la magnifica guerra.
Rosa Luxemburg, Lettere 1893-1919

Cuore crudo
Videoaffresco in DVD di Enrico Frattaroli & Elizabeth Frolet