medicamenta

materia simbolica

giugno 21 2009

“La vita è una ferita sempre aperta nell’immensità del cosmo, una cruna. Si può solo passare da là dentro, alargare la cruna. Anche se crediamo di essere dall’altra parte, siamo dentro questa ferita. Siamo circondati da disperazione, dolore, qualche volta anche da incontrollabile gioia, mentre stiamo andando a toccare, assieme a un possibile limite di sopravvivenza di specie su questo piccolo, sperduto pianeta, anche la sua zona fluida, connessa. Intanto l’universo – pare – si espande sempre più, le nostre molecole si allontanano impercettibilmente ogni istante di più le une dalle altre. Ci sarà un caldo enorme, da queste parti, poi un freddo enorme.” 


A. Moresco da * Lettere a nessuno* Einaudi 2008

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giugno 18 2009

 

Hai mai pensato che un fiore, una volta appassito e fatto rinvenire nell’acqua, possa diventare un fiore immortale…cioè che risorga?
Credo che le resurrezioni in questo caso siano più dolci, forse, di quella più lunga e più duratura: perché l’una ce l’aspettiamo mentre nell’altra ci limitiamo a sperare

Emily Dickinson, Lettere, 91.




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maggio 10 2009






Fratelli...amate anche l'uomo col suo peccato, perché questo riflesso dell'amor divino è appunto il culmine dell'amore sopra la terra. Amate tutta la creazione divina nel suo insieme e in ogni granello di sabbia. Amate ogni foglia, ogni raggio di luce. Amate gli animali, amate le piante, amate tutte le cose. Se amerai tutte le cose, tu scoprirai in esse il mistero divino...Amate gli animali, Dio ha dato loro un principio di pensiero e una gioia senza inquietudine. Non li turbate, non li tormentate, non togliete loro la gioia, non andate contro l'intenzione di Dio. Uomo, non ti esaltare al di sopra degli animali.


F.Dostoevskij, I fratelli Karamazov - le parole di Abba Zosima


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maggio 6 2009



LE API TORNANO IN PIANURA PADANA DOPO STOP USO PESTICIDI
Ne dà notizia l'Unione produttori del miele





6 maggio 2009 - Le api sono tornate: in Pianura Padana i preziosi insetti affollano di nuovo i campi fioriti, dopo anni di crescente e sempre più drammatica crisi dell'apicoltura. Ne dà notizia Francesco Panella, presidente dell'Unaapi, precisando che si tratta dei primi, immediati effetti della sospensione dei neonicotinoidi, sostanze killer utilizzate in agricoltura, che da settembre 2008 non possono essere più utilizzati in Italia, dopo che - seguendo l'esempio di altri Paesi europei, come Francia e Germania - anche il nostro governo ha deciso di sospendere l'autorizzazione d'uso delle potenti molecole insetticide per la concia del mais.
"La scorsa primavera - sottolinea Panella - si è finalmente dovuto prendere atto in Italia della strage di api di campo dovuta alla dispersione dalle molecole con effetto neurotossico nel momento della semina. Ora, dopo la sospensione di questi veleni, le api sono tornate nei campi del Nord Italia, dimostrando così il legame diretto tra neonicotinoidi e vita degli insetti. Il divieto temporaneo d'uso di neonicotinoidi per il mais deve dunque essere reso definitivo ed è ora che non si consenta più di usare queste molecole killer anche sulle altre colture, prendendo atto che comportano crescente contaminazione ambientale e danni subdoli e cronici alle api e alla fertilità vegetale".

(ANSA)

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aprile 26 2009

 

 

L’erba che ti cura nasce nel tuo giardino

Ippocrate

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piante

aprile 16 2009

Psicologie e scienze cognitive
Cognizione sociale

Media troppo veloci per il "cervello morale"


Le emozioni legate al senso morale sono elaborate lentamente dal cervello: lo dimostra una ricerca condotta da Antonio Damasio sulle emozioni complesse come l'ammirazione e la compassione


. Le emozioni legate al senso morale sono elaborate lentamente dal cervello: è questo il risultato di una ricerca condotta da Antonio Damasio e collaboratori presso il Brain and Creativity Institute della University of Southern California. Lo studio - che è uno dei primi che passa dall'esame di emozioni primarie come il dolore e la paura a quello di emozioni complesse come l'ammirazione e la compassione - ha significative ricadute sulla comprensione della percezione umana degli eventi e sul modo in cui ci si dovrebbe rapportare all'informazione in un mondo dominato dalla comunicazione digitale e televisiva.
 

continua su
*Le Scienze*  
 

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neuroscienze

aprile 2 2009

 

L'amore dei fiori è un prezioso aiuto per trovare lo psichico ed unirsi ad esso
Da  quando i fiori sono la manifestazione dello psichico nel regno vegetale, l’amore per essi potrebbe significare che una persona attratta dalla loro vibrazione psichica è conseguentemente attratta dal suo proprio psichico. Quando sei ricettivo alla vibrazione psichica dei fiori, questa ti mette in un più intimo contatto col tuo stesso psichico. Forse la bellezza dei fiori è realmente un mezzo usato dalla Natura per risvegliare negli esseri umani l’attrazione per lo psichico.
 
Mère 

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mère

marzo 7 2009

 

 

 

Sentenza XLIII

Memoria non significa conservare le immaginazioni, ma proiettare di nuovo cose di cui ci occupammo.
 

PORFIRIO dalle “Sentenze

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febbraio 24 2009

A   Jeshua

sempre nel mio cuore

 

 

alberodellavitasanclemente


Neve come mughetti ovunque sia simboloE foreste profonde d’ombre…

 

Hölderlin

 

*

 

Le stanze del Mitreo di San Clemente hanno pareti tossiche di calce e fosforo che non mi fanno respirare. Mi  siedo su i un capitello corinzio , tronco sospeso nel buio e nel vuoto.
Sotto di me l’abisso, intorno a me il nero Nulla. Il capitello è bianco e luminoso.

 

*

 

Che con la morte
scorga l’orizzonte

Che mi ha tolto la vita

 

E. Dickinson

 

http://www.youtube.com/watch?v=F8FvOuM1FbY


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febbraio 13 2009


Bodhidharma trascende di gran lunga i moralisti, i puritani, le cosiddette "brave persone", i benefattori. Ha toccato il problema alla radice. Se in te non prende vita la consapevolezza, tutta la tua morale è falsa, tutta la tua cultura non è altro che uno strato sottile che può essere distrutto da chiunque. Ma se la tua morale sgorga dalla tua consapevolezza, e non da una precisa disciplina, allora è una questione del tutto diversa. In questo caso, risponderai a ogni situazione in base alla tua consapevolezza. E qualsiasi cosa farai sarà buona.

La consapevolezza non può fare alcunché di male. Questa è la sua suprema bellezza: qualsiasi cosa scaturisca dalla consapevolezza è bella, è giusta - e senza che si debbano fare sforzi, senza pratica alcuna. Pertanto, anziché potare le foglie e i rami, taglia le radici. E per tagliare le radici esiste un solo e unico metodo: essere all'erta, essere consapevoli, essere coscienti.


Osho

 


 


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osho

febbraio 6 2009


 La mimosa, o Acacia dealbata (Mimosacee)  pianta ornamentale diffusissima, introdotta in Europa all’inizio del secolo scorso  ha più di 400 vrietà in Asia e Africa; è pianta ornamentale vivacissima di minuscoli fiori gialli sferici, riuniti in grappoli.Apparentemente fragile  è in realtà una pianta adattabile e resistente. La corteccia  Viene usata in decotto  dagli aborigeni australiani per problemi gastrointestinali, malattie veneree e nervose.





un granulo pollinico di mimosa visto al microscopio elettronico


 
L'olio essenziale di mimosa permette alla donna di entrare in contatto con la sua femminilità, con la sua forza e il suo potere, dona brio e tranquillità interiore, calma l'eccesso di emotività e aiuta a sentirsi più forti e protetti. Apre le vie della comunicazione all'interno di una relazione. E' indicato nella lampada per gli aromi, come profumo personale e per bagni aromatici, per aumentare il proprio benessere e per la cura della pelle untuosa o sensibile. Si armonizza molto bene con l'olio essenziale di lavanda, un'altra pianta che presenta spiccate affinità con le energie femminili.

Curiosità: mescolato con l'incenso e annusato o applicato sul corpo prima di dormire, si dice che aiuti a sognare.

Parti utilizzate per estrarre l'olio essenziale: i fiori e gli steli dell'albero. L'essenza è ottenuta mediante estrazione con alcol. Non si può estrarre per distillazione perché il profumo è così tenue e delicato che si altera con il calore.

Profumo: floreale, legnoso. Emana un aroma dolce e delicato.

Colore: giallo ambrato.

Energia: moderatamente yang.

Proprietà: astrigente, antisettico, depurativo, rilassante, antidepressivo, antiinfiammatorio.

Indicazioni: Stress, tensione nervosa, iperremotività, cura della pelle, formulazione dei profumi.

Avvertenza: da utilizzarsi solo per via esterna.
 
 
da F. Padrini- M. T.Lucheroni *Aromaterapia* Fabbri 2001


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piante, oli essenziali

gennaio 31 2009

 

 


"Se le porte della percezione fossero sgombrate,
ogni cosa apparirebbe com'è,  infinita."


William Blake

 


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olos

gennaio 3 2009

 

Inno alla materia

Benedetta sii tu, aspra Materia, sterile gleba, dura roccia, tu che cedi solo alla violenza e ci costringi a lavorare se vogliamo mangiare.

Benedetta sii tu, pericolosa Materia, mare violento, indomabile passione, tu che ci divori se non t’incateniamo.

Benedetta sii tu, potente Materia, Evoluzione irresistibile, Realtà sempre nascente, tu che, spezzando ad ogni momento i nostri schemi, ci costringi ad inseguire, sempre più oltre, la Verità.

Benedetta sii tu, universale Materia, durata senza fine, Etere senza sponde, - triplice abisso delle stelle, degli atomi, e delle generazioni, tu che travalicando e dissolvendo le nostre anguste misure, ci riveli la dimensione di Dio.

Benedetta sii tu, impenetrabile materia, tu che, ovunque tesa tra le nostre anime ed il Mondo delle Essenze, ci fai languire dal desiderio di forare il velo senza cucitura dei fenomeni.

Benedetta sii tu, mortale Materia, tu che, dissociandoti un giorno in noi, c’introdurrai necessariamente nel cuore stesso di ciò che è. Senza di te, o Materia, senza i tuoi attacchi, senza i tuoi strazi, noi vivremo inerti, stagnanti, puerili, ignoranti di noi stessi e di Dio. Tu che ferisci e medichi – tu che resisti e pieghi – tu che sconvolgi e costruisci – tu che incateni e liberi – Linfa delle nostre anime, Mano di Dio, Carne del Cristo, o Materia, io ti benedico.

Ti benedico, o Materia, e ti saluto, non già quale ti descrivono, ridotta o sfigurata, i pontefici della Scienza ed i predicatori delle Virtù, ma quale tu mi appari oggi, nella tua totalità e nella tua verità.

Ti saluto, inesauribile capacità d’essere e di trasformazione in cui germina e cresce la Sostanza eletta.

Ti saluto, universale potenza di ravvicinamento e d’unione, che lega tra di loro le innumerevoli monadi ed in cui esse convergono tutte sulla strada dello Spirito.

Ti saluto, sorgente armoniosa delle anime, cristallo limpido dal quale è tratta la Gerusalemme nuova.

Ti saluto, Ambiente divino, carico di potenza Creatrice, Oceano mosso dallo Spirito, Argilla impastata ed animata dal Verbo incarnato.

Credendo di rispondere al tuo irresistibile appello, gli uomini spesso, si precipitano per amor tuo nell’abisso esterno dei piaceri egoistici.

Un riflesso li inganna, oppure una eco.

Lo vedo adesso.

Per raggiungerti, o Materia, bisogna che, partiti da un contatto universale con tutto ciò che, quaggiù, si muove, sentiamo via via svanire  nelle nostre mani le forme particolari di tutto ciò che stringiamo, sino a rimanere alle prese con la sola essenza di tutte le consistenze e di tutte le unioni.

Se vogliamo possederti, bisogna che ti sublimiamo nel dolore dopo averti voluttuosamente stretta fra le nostre braccia.

O Materia, tu regni sulle vette serene ove i santi pensano di evitarti, - Carne così trasparente e nobile che non ti distinguiamo più da uno spirito.

Portami su, o Materia, attraverso lo sforzo, la separazione e la morte.- portami dove sarà finalmente possibile abbracciare castamente l’Universo”.
 
 P. Teilhard De Chardin

 

 

 

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mistica cristiana

ottobre 31 2008



Il confine si allenta...


 
 

 Laggiù il primo ottobre
la marea delle foglie
all'angelica notte
già tratteneva il piede.
 
Non vedute cadevano
(là tutto era furtivo),
lento frusciava rune
al plenilunio un fico.

Sfilava dal tuo sogno
un micio le sue cabale,
veranda incomparabile,
dolce Capodimondo.

Solo la veemente
mia ora lacerava
sul cancello le rose...
E riversa una statua

forse mordeva - al turbine
di quel volo - l'autunno,
origliere di muschio
...


Cristina Campo
*canzoncina interrotta*






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ottobre 21 2008

 

 I quattro temperamenti: una via per l’autoconoscenza

 


In tutte le culture e in ogni epoca, religioni e sistemi filosofici hanno sempre cercato di spiegare l’essere umano, distinguendo in lui diversi principi.
In India hanno diviso l’uomo in sette principi (chakra) e in tre nature costituzionali (kapa, vata, pitta).
I cinesi in due componenti energetiche (yin, yang) e in cinque tipologie collegate ognuna ad un elemento (legno, fuoco, terra, metallo, acqua).
Per gli antichi egizi l’uomo era abitato da nove anime, tre per ogni piano (fisico, spirituale, divino).
Per il mazdeismo, la religione degli antichi persiani, nell’uomo coesistono due principi (luce e tenebre) o, in altre parole, il bene e il male.
Il mondo greco-romano lo ha diviso in quattro temperamenti (melanconico, flegmatico, sanguinico, collerico), dove in ognuno prevale un elemento (terra, acqua, aria, fuoco) e un umore (bile nera, flegma, sangue, bile gialla).
Il mondo cristiano in tre principi (corpo, anima, spirito).
Gli ebrei e i kabalisti in quattro (i quattro mondi) e in dieci (le dieci sefirot). Gli astrologi in dodici funzioni, in relazione con i dodici segni zodiacali.
Gli alchimisti in tre principi (zolfo, mercurio, sale), in quattro elementi, gli stessi della cultura greco-romana, e in sette archetipi planetari.
In opposizione a queste teorie alcuni hanno affermato che l’uomo è un’unità indivisibile.
Dov’è dunque la verità? Sicuramente in tutti. Dipende da quale punto di vista si considera l’uomo. Che lo si consideri un’unità, o lo si suddivida in due, tre, o più principi tutti sono nel vero. Le suddivisioni sono soltanto dei metodi pratici per presentare i diversi aspetti della realtà e della natura umana; esse non si contraddicono, perché ciascuna è vera da un certo punto di vista. Si può dividere l’uomo in tutte le parti che si vuole, ciò che risulta è sempre l’uomo, ma viene presentato ogni volta sotto un aspetto diverso; questo perché è impossibile all’intelletto coglierlo nella sua complessità.
In occidente, fin dall’antichità, si è affermata la concezione del quaternario. La teoria dei quattro elementi, in quanto teoria, non era una credenza vera e propria, ma costituiva un grande sistema in cui inquadrare individui di natura, cicli luminosi, età della vita, epoche storiche, per arrivare a capire le analogie e le relazioni armoniose o dissonanti che intercorrono tra i vari fenomeni e comprendere le leggi che regolano tutta la creazione. La teoria dei quattro elementi e quella umorale, fino a due secoli fa, sono state i pilastri della medicina tradizionale occidentale.
Sia in senso filosofico che religioso, tutte le culture riconoscono l’esistenza di un Principio primigenio che tutto contiene ed è contenuto in tutto e che, entrando in manifestazione, ha una sua prima suddivisione in due componenti (maschile, solare, attiva, yang / femminile, lunare, passiva, yin). Tutte gli individui di natura (pietre, metalli, piante, animali, uomini), esistono proprio in virtù di queste due energie complementari, ma tendenzialmente opposte, che essendo derivate da un principio unico che le contiene entrambe hanno un legame, un desiderio di unirsi, che rende possibile il miracolo di ogni cosa, l’esistenza di infinite forme di vita.
Questo passaggio dall’uno al due è particolarmente importante in ambito diagnostico perché dà immediatamente una chiave di lettura dell’essere umano: la persona che si rivolge ad un medico per un consiglio o per essere curata, a prescindere dal problema che sta vivendo in quel momento, presenta sempre una situazione di cattiva armonia tra le due componenti energetiche. Queste due qualità, che sono proprie di ogni individuo, nel momento in cui non hanno un rapporto corretto tra di loro sono la fonte di qualsiasi squilibrio energetico, condizione che può cristallizzarsi in una malattia vera e propria o quantomeno in una o più disfunzioni. Segue poi un secondo passaggio, dalle due componenti ai tre principi che caratterizzano ogni individuo di natura (corpo anima, spirito).
Di separazione in separazione, il Principio primigenio continua il suo percorso di discesa per arrivare a dare forma alla creazione così come noi la vediamo.
Questi concetti si ritroviamo tutti nella Medicina Umorale. Le quattro raffigurazioni sono una rappresentazione delle varie costituzioni (sanguinico, flegmatico, collerico, melanconico), che vanno lette e interpretare in modo simbolico. In ognuna ci sono un uomo e una donna, che si rapportano con modalità differenti.
Nel Sanguinico, in alto a sinistra, predominana la componente maschile, anche se non in maniera prepotente, ed ha con la componente femminile ha un rapporo incalzante che la immobilizza rendendola poco attiva.
Nel flegmatico, in basso a sinistra, la relazione tra le due componenti si manifesta come assenza di rapporto diretto e fecondo. Nell’immagine entrambe suonano uno strumento, si dedicano all’arte, cioè sublimano ad un solo livello l’aspetto creativo che invece, per creare armonia, dovrebbe essere espresso a tutti i livelli (psico-mentale, emotivo e fisico).
Nel collerico, in alto a destra, la componente maschile è così preponderante, prepotente e addirittura violenta, che annulla totalmente la componente femminile.
Nel melanconico, in basso a destra, c’è una totale assenza di rapporto tra le due componenti. Quella maschile è ripiegata su se stessa, perde qualsiasi attività tranne quella della commiserazione, mentre la componente femminile si dedica a qualcosa di ripetitivo, magari anche di utile perché sta filando la lana, che però non attiene ad alcuna relazione con la componente maschile.
Lo studio dei temperamenti permette, attraverso l’analisi visiva della persona (tratti somatici) e lo studio del comportamento (personalità, carattere), di arrivare a determinare quali sono le forze (gli archetipi), si manifestano maggiormente e di conseguenza quali altre possono essere in carenza e come, dal punto di vista terapeutico, vanno riequilibrate o sostenute.

Il melanconico è il temperamento in cui prevale l’elemento terra, il più pesante di tutti, di natura fredda e secca, solida, rigida e assorbente. La Terra rappresenta la massima espressione dell’energia centripeta e nell’uomo corrisponde all’aspetto fisico, esprime la funzione di sostegno collegata ai tessuti mineralizzati (ossa, cartilagini, cute, unghie, capelli). Apparato scheletrico, sistema digestivo e tessuto connettivo mesenchimale sono i corrispettivi organici di questa tipologia.
Il melanconico è magro, ha la cute fredda e olivastra; funzioni neurovegetative rallentate; sguardo poco espressivo che rispecchia un carattere introverso, riservato, pessimista e incline alla tristezza.
In lui tutto dà l’impressione di cadere; come se fosse attratto dalla terra. Egli avverte in eccesso la forza di gravità, la densità della materia, e soffre per la pesantezza del suo corpo. Gli occhi non sono mai bene aperti, guardano con scarso interesse il mondo intorno (l’attenzione è rivolta maggiormente all’interiorità). Mancano di splendore, non comunicano voglia di vivere, lo sguardo è poco espressivo. Dalla fronte, rabbuiata a volte con spesse rughe, si nota la pesantezza dell’elemento pensiero). Naso lungo e sottile, con narici strette e punta rivolta verso il basso, associato a guance piatte e talvolta infossate. Gli angoli della bocca sono rivolti verso il basso. Mento non molto sviluppato, a volte allungato che spesso tende a rientrare. Arti superiori lunghi e di solito sottili, soprattutto le mani con le lunghe dita. Arti inferiori goffi, spesso le gambe sono ad x e i piedi piatti. Sono questi, in generale, i tratti che caratterizzano il temperamento.
Il portamento del melanconico manca di slancio; non tiene mai la testa ben dritta, porta il capo in avanti o piegato di lato. Manca di postura poiché la forza di gravità, il peso, vince su di lui. Da seduto, ma ancor più quando cammina, tiene le spalle cadenti e in avanti, il petto infossato, favorendo così l’atteggiamento curvo e piegato della schiena. Procede con le braccia a ciondoloni, sollevando a fatica i piedi dal suolo; l’andatura appare fiacca e strascicata
La sua impronta prevalentemente terrena lo induce all’oggettività, alla concretezza, alla calma e al rallentamento di tutte le funzioni. Il malinconico psichicamente è Introverso, riservato, silenzioso, profondo, affidabile, concreto, costante, ama il raccoglimento la solitudine e l’autonomia. È incline alla tristezza, alla malinconia e col tempo rischia di cadere in una depressione vera e propria. In genere è una persona attenta all’ordine, all’organizzazione spaziale e temporale, che cura i particolari e i dettagli; spesso però, per la sua rigidità, sconfina nell’intransigenza, nella meticolosità e nella pignoleria. Quando viene contrariato o frustrato tende a rimuginare, a vedere tutto nero, ad assumere un atteggiamento pessimistico. Il malinconico un’anima che soffre per la densità delle sostanze solide di cui è costituito, che non riesce a compenetrare con la sua individualità e a padroneggiare appieno il suo corpo che gli oppone resistenza e non gli permette di servirsene, che gli provoca dolori anche in stato di salute. Avverte tale disagio in ogni movimento, nel respiro, nella circolazione del sangue e percepirlo gli causa dolore, malinconia e depressione.
Essendo interiormente rigido e bloccato tende a tenere tutto dentro, e manifesta la stessa rigidità anche a livello osteo-articolare, nella tendenza alle malattie delle arterie e, in generale, a fenomeni di indurimento e sclerosi. La tendenza a rimuginare si può tradurre, sul piano fisico, in un metabolismo lento e difficile che può portare all’autointossicazione profonda. Tende a soffrire di stipsi (modalità con cui l’organismo tiene tutto dentro), emicranie di origine digestiva, emorroidi, iperuricemia, calcoli biliari e renali.

Nel temperamento flegmatico prevale invece l’elemento acqua, di natura fredda e umida, fluida, mobile, ricettrice, attenuante, pesante che tende verso il basso. L’Acqua è l’origine della vita, la matrice di tutte le forme, il “mestruo universale”; rappresenta il passivo, il femminile, i sentimenti. Nell’uomo il principio Acqua è attivo in tutti i liquidi corporei (sistema linfatico, apparato venoso, liquidi cellulari, apparato uropoietico), nel sistema neurovegetativo e in quello ormonale. Corrisponde anche allo stato emotivo e a quello mentale.
L’eccesso di acqua fa tendere il corpo alla dilatazione, e il flegmatico avrà forme rotonde, atoniche, cute pallida e fredda, funzioni neurovegetative torpide. È un temperamento in comunione soprattutto con le forze della crescita, col segreto della vita che si cela nell’elemento Acqua, ed è per questo che nel suo organismo i fluidi assumono la massima importanza ed il sistema ghiandolare svolge un ruolo di primo piano.
A livello fisico, il flegmatico si distingue perché in lui tutto tende allo sferico-tondeggiante, e per il suo aspetto cordiale e gradevole. Gli occhi appaiono piccoli perché circondati da palpebre ingrossate; sono privi di vivacità ma non di luce. A differenza del melanconico, il suo sguardo è gioviale e lieto, mai triste, mai cupo; guarda il mondo con una buona porzione di contentezza e i suoi occhi sono belli perché sereni. Il mento si arrotonda verso il basso formando un doppio mento
Il flegmatico non ama il movimento (in genere è pigro) e nell’andatura rivela una certa pesantezza. Il passo è barcollante, come quello degli uccelli acquatici o degli ubriachi: si appoggia prima su un piede e poi sull’altro, dondolando con il corpo, caratteristica che si accentua quando deve prendere una decisione.
Introverso, adattabile, sensibile, emotivo, fantasioso, mutevole, impressionabile, paziente e riflessivo, calmo e tranquillo, lascia che le cose gli scivolino addosso, è un buon osservatore del suo ambiente, considera tutto con calma e si diverte a guardare l’agitazione e la fretta degli altri. Assorbire, tamponare, smussare, adattarsi, sono le cose che gli riescono meglio. Trasmette serenità e senso di accogliente simpatia grazie al suo notevole spirito di adattamento e alla sua plasticità. Ottimo ascoltatore, abile “meieuta”, sa ben sintonizzarsi sugli altri tirandone fuori il meglio; spesso però si spersonalizza, diventando tutto tranne che se stesso, lasciandosi fuorviare dalle esigenze e dalle aspettative altrui tralasciando le proprie. Essendo legato all’acqua Il flegmatico è la tipica persona sognante, che si immerge nelle sue fantasie fino a perdere il contatto con la realtà. Ciò che meglio rivela il suo carattere è quando si siede a tavola: ama mangiare e bere, assaporare il cibo con intima partecipazione, perché si sente vivificato dai processi digestivi e assimilativi, dove l’elemento fluido svolge un ruolo preponderante.
Sul versante psicologico i problemi possono insorgere o per eccesso di adattamento. La sua caratteristica di assorbire umori, idee, stati d’animo altrui, si riflette anche nella predisposizione alla ritenzione di liquidi per via del metabolismo e del drenaggio lenti. Ciò comporta la tendenza al deposito di acqua e di scorie nei tessuti molli, il che favorisce, nelle donne, la cellulite.
Tendenza alla stasi, ristagni alla circolazione venosa e linfatica, facilità agli edemi e ai gonfiori (soprattutto agli arti inferiori), ritenzione idrica, squilibrio delle funzioni ghiandolari (tiroide, ipofisi, gonadi), risposta immunitaria lenta con predisposizione alle infezioni croniche o recidivanti, infiammazioni alle mucose in genere (per eccesso di umido), candidosi, tendenza alle malattie catarrali, dismetabolismi, diabete (tipica della discrasia del flemmatico), irregolarità della vescica, labilità del sistema neurovegetativo (manifestazioni d’ansia con insonnia, vertigini, palpitazioni, difficoltà digestive, aerofagia). Questi sono i problemi a cui può andare incontro il flegmatico.

Nel sanguinico prevale l’aria, elemento caldo e umido, leggero, mobile, che tende verso l’esterno; rappresenta chiarezza, purezza, comunicabilità. Nel corpo umano è presente ed agisce nel respiro (polmonare e cellulare) e nel sistema nervoso. Si esprime attraverso l’intelletto, il piano mentale, la relazione interno-esterno. Il sangue, elemento ubiquitario dell’organismo, ma anche l’aria elemento ubiquitario dell’ambiente esterno, sono i principali collegamenti simbolici di questa tipologia. Il sanguinico vive essenzialmente nell’elemento aria in cui si esprimono le forze animiche, che si servono del sistema nervoso e della respirazione. Gli organi più rappresentativi sono il sistema cardiovascolare, quello respiratorio, la cute (superficie di scambio generale), il sistema nervoso, sollecitato dai sensi e dai recettori cutanei estremamente sensibili. La prontezza dei nervi recettivi, per tutto quanto si svolge nell’ambiente, è un tratto caratteristico del temperamento sanguinico; per questo viene spesso considerato un tipo “nervoso”, non in senso patologico. La mobilità caratterizza tutti gli aspetti umani: funzioni fisiologiche, agilità corporea, espressività, parola, intelligenza e pensiero; è talmente mobile che difficilmente riesce stare fermo per troppo tempo.
Ha forme tondeggianti ma piene e toniche (l’umidità presente nell’aria fa tendere il corpo all’aumento di peso), cute rossa e calda, funzioni neurovegetative attive. Nei tratti del viso si nota una certa tensione, che dona a questo temperamento un’aria da “furbetto”. Gli occhi del sanguinico sono mobili, vivaci, ben aperti, curiosi del mondo, brillano come gemme. Il naso quando è lungo e formoso, manifesta un’indole artistica, se è piccolo e con la punta rivolta all’insù evidenzia un’indole superficiale e loquace. Il fascino e la grazia del temperamento sanguigno appaiono anche nella forma delle guance (tonde e paffute), nella bocca ben modellata, nelle labbra morbide che paiono sempre sul punto di aprirsi per dire qualcosa. Spesso un leggero sorriso rafforza questo fascino.
Di solito il passo del sanguigno è leggero, slanciato e saltellante, le gambe si muovono senza difficoltà, il peso grava sulla parte anteriore del piede e sulle dita. Il movimento è dinamico e fluttuante, come se volasse o danzasse.
Il temperamento sanguinico si riconosce maggiormente dal carattere e dalla personalità piuttosto che dai tratti somatici. È un individuo estroverso, geniale, creativo, furbo, dinamico, curioso, intuitivo, passionale, versatile, eclettico, comunicativo, gioviale, agitato, impulsivo, iperattivo. Ha sempre bisogno di comunicare e non sta mai zitto; la leggera ironia è un suo tratto caratteristico. Insofferente alle costrizioni, tollerante, contrario ai dogmi e alle prese di posizione rigide, ma guai a toccare i suoi ideali, sui quali non ammette discussioni, o a limitare il suo spazio vitale e la sua libertà,. È un sognatore ma, a differenza del flegmatico, sogna cose realizzabili; la sua mente è un vulcano che sforna idee e progetti in continuazione.
Sensibile a tutto ciò che viene incontro dall’esterno, vuole fare tutto nel minor tempo possibile, passando volentieri da un’occupazione all’altra. Ai pasti mangia in gran fretta e si sente sempre più affamato, a causa del suo metabolismo veloce. In ambito sentimentale è spesso attratto da più persone contemporaneamente, quando un legame fisso limita la sua libertà di movimento, tenderà a lamentarsene e a crearsi situazioni parallele. Dal punto di vista psichico, spesso vive un rapporto difficile con le cose concrete. Quando perde la capacità di interpretare correttamente le sue sensazioni fisiche, finisce per scivolare nell’ipocondria e nell’incuria di sé, tenderà a mangiare troppo o troppo poco e spesso male, soprattutto a mischiare alimenti e sapori. Difficilmente riuscirà a seguire una dieta alimentare, perché la regolarità in genere lo disturba.
Il sistema nervoso (centrale, periferico e neurovegetativo) è il tallone d’Achille del sanguinico. Non stando mai fermo (fisicamente e mentalmente), il tessuto nervoso diventa troppo vitale, gli organi di senso instabili e l’individuo non riesce più a distinguere correttamente ciò che avviene fuori e ciò che accade dentro, subentra il disordine nei processi ritmici (polso e respiro accelerano). In genere soffre di disturbi neurovegetativi da stress: palpitazioni, aritmie cardiache, ipertensione, malattie polmonari, malattie del sistema nervoso, ipertiroidismo, cefalee, vampate di calore, disturbi del ciclo mestruale, cattiva circolazione periferica (crampi, formicolii), difficoltà digestive, ansia.

Il fuoco prevale nel temperamento collerico. Caldo e secco, leggero, luminoso, volatile, massima espressione dell’energia centrifuga, è il principio che dona l’impulso iniziale, rappresenta movimento, azione, creatività, forza, volontà. Nell’uomo è presente e attivo nel cervello, nel midollo, nel sangue e si esprime attraverso l’energia psichica. Sul piano fisico è associato al fegato (organo della collera e della attivazione) e alle sue funzioni metaboliche ed energetiche.
Anche nel collerico il temperamento influisce notevolmente a livello fisico. Può essere alto (sale in alto come il Fuoco), oppure di statura normale ma sempre ben piantato (tende nuovamente verso la terra), non grasso ma tonico e asciutto, ha la cute calda e olivastra.
Gli occhi sono pungenti, aggressivi, lo sguardo è di sfida, fisso e penetrante (non lo abbassa mai); in molti casi gli occhi hanno una particolare forza di attrazione. La mascella inferiore quadrata, un po’ sporgente, con le labbra ben serrate, mento pronunciato e volitivo. Il collerico ha il cosiddetto “collo taurino”, le spalle larghe, postura ben ferma e testa è dritta. Due atteggiamenti del capo sono particolarmente caratteristici: getta la testa all’indietro con alterigia, come il gallo nel pollaio, oppure la sporge in avanti la testa, china la fronte e fissa il proprio interlocutore con uno sguardo acuto, pungente, come un toro prima dell’attacco.
Cammina con passo deciso, poggiando con forza il tallone sul suolo (tipo passo dell’oca). È un soggetto rumoroso che si sente arrivare: i movimenti sono secchi, forti, marziali e imprevedibili, spesso cambiano di direzione improvvisamente (come il fuoco in un incendio).
Il portamento marziale e lo sguardo penetrante ed espressivo rivelano un carattere estroverso, espansivo ambizioso, coraggioso, volitivo, caparbio, passionale. Vive fortemente il fuoco, elemento in cui la vera individualità, lo spirito dell’uomo, trova maggiori possibilità per farsi strada. Si possono riassumere i tratti salienti di questa tipologia in quella di un soggetto entusiasta, irascibile, che si “accende” per un nonnulla ma, di solito, altrettanto velocemente si spegne. Ha una carica tale che sembra che stia per esplodere da un momento all’altro (la discrasia del collerico si riconosce dal fatto che non riesce a calmarsi, è sempre agitato, in tensione pronto a scattare). Spesso è dotato di un’ironia fulminante che colpisce per affondare, mentre quella del sanguinico è più leggera. Il collerico ha bisogno di fare, di passare all’azione e ama farsi fautore di attività, relazioni, interessi che lo coinvolgono in pieno, ma che non appena sono avviate perdono di attrattiva. Carismatico, estremista, senza mezze misure, manifesta un io forte e gagliardo (un io condottiero), che vuole apparire, affermarsi ad ogni costo; in lui urge la volontà di lasciare nel mondo un segno tangibile dei suoi sforzi. Se non riesce a concretizzare le sue iniziative rischia talvolta di rifugiarsi in fantasie irrealizzabili, ottenendone gravi frustrazioni emotive e rinchiudendosi sempre di più in sé stesso. Quando un soggetto collerico non è governato dalla sua vera personalità, egoismo, brama di potere e un’eccessiva esaltazione delle proprie possibilità, possono prendere il sopravvento e gli istinti prevalere sulla ragione. Il fuoco della natura collerica aiuta l’io dell’uomo ad esprimere la sua individualità e a realizzare, mediante l’azione, i suoi compiti nel mondo, però dipende dalla singola individualità a quale scopo il fuoco verrà impiegato: se per creare o per distruggere.
Di solito il collerico “brucia” tutto, anche le tossine, cosicché non si depositano in profondità. La modalità di espellerle conduce però a intasare gli organi emuntori, quindi possono comparire disturbi cutanei, respiratori, digestivi che testimoniano questa intensa attività. Come organo rappresentativo della tipologia, il fegato può essere un punto debole (il collerico finisce per sovraccaricare fegato e cistifellea) Altri organi collegati sono la cistifellea, gli occhi e i tendini che possono risultare facili alle infiammazioni, o comunque particolarmente vulnerabili. Disturbi epatici, ipertensione arteriosa, infiammazioni in generale, malattie della pelle, eczemi, dermatiti, asma allergica, congiuntiviti e riniti allergiche, tensione nervosa, insonnia, sono i problemi a cui va incontro il collerico. Una funzione da tenere presente è quella dell’attivazione, della “messa in moto”: molti soggetti che rientrano in questa tipologia hanno difficoltà a riprendere l’attività dopo il sonno, o dopo il rientro dalle vacanze o dal week-end, che ovviamente si accentua quando c’è una disarmonia.

 di Giorgio Mortini 

fonte  www.infoculturale.it

 

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medicina, autoconoscenza, medicine complementari

ottobre 15 2008



La mia compassione non appassisce con il suo simbolo.
I fiori sono la rappresentazione momentanea delle cose
che sono in se stesse eterne.

Sri Aurobindo







Grazie al cuore degli uomini che la vita fa pulsare,
grazie alla tenerezza, alle sue gioie e al rimpianto.
Persino un piccolo fiore che si schiude,
il più umile, può suscitare
pensieri così profondi, da non poterli
sciogliere in pianto.

W. Wordsworth





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sri aurobindo, luce giusta dautunno

ottobre 7 2008

 

 

 

l'ottobre
"Les très riches heures" du Duc de Berry 

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luce giusta dautunno

settembre 22 2008


22 settembre equinozio d'autunno


Dove ritroverò le mie infelicità
  numerose quanto incontrollabili?

 A.Zanzotto

 

simbolismo*

 

 

 

    
 

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equinozio, luce giusta dautunno

agosto 2 2008









é la dose che fa il veleno

paracelso






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luglio 18 2008









Medicine Complementari e Alternative: la situazione normativa in Italia












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medicine complementari

giugno 7 2008


All'inizio una sede per le api e un quartiere bisogna
cercare,dove i venti non abbiano accesso(perché i
venti impediscono il trasporto del cibo nella casa), e
le pecore e i capretti ruzzanti non calpestino i fiori,
né una giovenca vagando per il campo scuota la ru-
giada dai rami o calpesti l'erba nascente...Invece le
limpide fonti e gli stagni verdeggianti di muschio sia-
no vicini, sottile in fuga tra l'erbe un rigagnolo; una
palma l'ingresso o un grande oleastro ombreggi. Co-
sì, quando per la prima voltai nuovi re guideranno
gli sciami nella primavera che è fatta per loro, e go-
dranno di aver lasciato i favi le giovani api, vicino la
ripa le inviterà a ritrarsi dal clado, e pronta le acco-
glierà con la fronda ospitale la pianta...

Virgilio
, Georgiche









a proposito della "scomparsa della api"  segnalo l'omonimo libro
di   Sylvie Coyaud

 


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segnalazioni

maggio 14 2008








Se coltivi con eccessiva tenerezza il tuo " jardin secret",
il giardino segreto della tua anima,
può facilmente accadere che esso cominci a diventare troppo rigoglioso,
insomma a crescere oltre lo spazio assegnatogli
e ad invadere gradatamente anche questi territori della tua anima
che non erano destinati a rimanere segreti.
Pertanto può perfino succedere che l'intera tua anima
si trasformi in un giardino recintato e che,
malgrado tanto fiorire e spandere profumi,
languisca per troppa solitudine.



A. Schnitzler * Doppio sogno*

 

 

 


 

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letteratura, giardini

maggio 9 2008


 

L'innesto  del Vaiuolo
al Dottore Gianmaria Bicetti de' Buttinoni


O Genovese ove ne vai? qual raggio
Brilla di speme su le audaci antenne?
Non temi oimè le penne
Non anco esperte degli ignoti venti?
Qual ti affida coraggio
All'intentato piano
De lo immenso oceano?
Senti le beffe dell'Europa, senti
Come deride i tuoi sperati eventi.

Ma tu il vulgo dispregia. Erra chi dice,
Che natura ponesse all'uom confine
Di vaste acque marine,
Se gli diè mente onde lor freno imporre:
E dall'alta pendice
Insegnolli a guidare
I gran tronchi sul mare,
E in poderoso canape raccorre
I venti, onde su l'acque ardito scorre.

Così l'eroe nocchier pensa, ed abbatte
I paventati d'Ercole pilastri;
Saluta novelli astri;
E di nuove tempeste ode il ruggito.
Veggon le stupefatte
Genti dell'orbe ascoso
Lo stranier portentoso.
Ei riede; e mostra i suoi tesori ardito
All'Europa, che il beffa ancor sul lito.

Più dell'oro, BICETTI, all'Uomo è cara
Questa del viver suo lunga speranza:
Più dell'oro possanza
Sopra gli animi umani ha la bellezza.
E pur la turba ignara
Or condanna il cimento,
Or resiste all'evento
Di chi 'l doppio tesor le reca; e sprezza
I novi mondi al prisco mondo avvezza.

Come biada orgogliosa in campo estivo,
Cresce di santi abbracciamenti il frutto.
Ringiovanisce tutto
Nell'aspetto de' figli il caro padre;
E dentro al cor giulivo
Contemplando la speme
De le sue ore estreme,
Già cultori apparecchia artieri e squadre
A la patria d'eroi famosa madre.

Crescete o pargoletti: un dì sarete
Tu forte appoggio de le patrie mura,
E tu soave cura,
E lusinghevol' esca ai casti cori.
Ma, oh dio, qual falce miete
De la ridente messe
Le sì dolci promesse?
O quai d'atroce grandine furori
Ne sfregiano il bel verde e i primi fiori?

Fra le tenere membra orribil siede
Tacito seme: e d'improvviso il desta
Una furia funesta
De la stirpe degli uomini flagello.
Urta al di dentro, e fiede
Con lièvito mortale;
E la macchina frale
O al tutto abbatte, o le rapisce il bello,
Quasi a statua d'eroe rival scarpello.

Tutti la furia indomita vorace
Tutti una volta assale ai più verd'anni:
E le strida e gli affanni
Dai tugurj conduce a' regj tetti;
E con la man rapace
Ne le tombe condensa
Prole d'uomini immensa.
Sfugge taluno è vero ai guardi infetti;
Ma palpitando peggior fato aspetti.

Oh miseri! che val di medic' arte
Nè studj oprar nè farmachi nè mani?
Tutti i sudor son vani
Quando il morbo nemico è su la porta;
E vigor gli comparte
De la sorpresa salma
La non perfetta calma.
Oh debil' arte, oh mal secura scorta,
Che il male attendi, e no 'l previeni accorta!

Già non l'attende in orïente il folto
Popol che noi chiamiam barbaro e rude;
Ma sagace delude
Il fiero inevitabile demòne.
Poichè il buon punto ha colto
Onde il mostro conquida,
Coraggioso lo sfida;
E lo astrigne ad usar ne la tenzone
L'armi, che ottuse tra le man gli pone.

Del regnante velen spontaneo elegge
Quel ch'è men tristo; e macolar ne suole
La ben amata prole,
Che non più recidiva in salvo torna.
Però d'umano gregge
Va Pechino coperto;
E di femmineo merto
Tesoreggia il Circasso, e i chiostri adorna
Ove la Dea di Cipri orba soggiorna.

O Montegù, qual peregrina nave,
Barbare terre misurando e mari,
E di popoli varj
Diseppellendo antiqui regni e vasti,
E a noi tornando grave
Di strana gemma e d'auro,
Portò sì gran tesauro,
Che a pareggiare non che a vincer basti
Quel, che tu dall'Eussino a noi recasti?

Rise l'Anglia la Francia Italia rise
Al rammentar del favoloso Innesto:
E il giudizio molesto
De la falsa ragione incontro alzosse.
In van l'effetto arrise
A le imprese tentate;
Chè la falsa pietate
Contro al suo bene e contro al ver si mosse,
E di lamento femminile armosse.

Ben fur preste a raccor gl'infausti doni
Che, attraversando l'oceàno aprico,
Lor condusse Americo;
E ad ambe man li trangugiaron pronte.
De' lacerati troni
Gli avanzi sanguinosi,
E i frutti velenosi
Strinser gioiendo; e da lo stesso fonte
De la vita succhiar spasimi ed onte.

Tal del folle mortal tale è la sorte:
Contra ragione or di natura abusa;
Or di ragion mal usa
Contra natura che i suoi don gli porge.
Questa a schifar la morte
Insegnò madre amante
A un popolo ignorante;
E il popol colto, che tropp'alto scorge,
Contro ai consigli di tal madre insorge.

Sempre il novo, ch'è grande, appar menzogna,
Mio BICETTI, al volgar debile ingegno:
Ma imperturbato il regno
De' saggi dietro all'utile s'ostina.
Minaccia nè vergogna
No 'l frena, no 'l rimove;
Prove accumula a prove;
Del popolare error l'idol rovina,
E la salute ai posteri destina.

Così l'Anglia la Francia Italia vide
Drappel di saggi contro al vulgo armarse.
Lor zelo indomit' arse,
E di popolo in popolo s'accese.
Contro all'armi omicide
Non più debole e nudo;
Ma sotto a certo scudo
Il tenero garzon cauto discese,
E il fato inesorabile sorprese.

Tu sull'orme di quelli ardito corri
Tu pur, BICETTI; e di combatter tenta
La pietà violenta
Che a le Insubriche madri il core implica.
L'umanità soccorri;
Spregia l'ingiusto soglio
Ove s'arman d'orgoglio
La superstizïon del ver nemica,
E l'ostinata folle scola antica.

Quanta parte maggior d'almi nipoti
Coltiverà nostri felici campi!
E quanta fia che avvampi
D'industria in pace o di coraggio in guerra!
Quanta i soavi moti
Propagherà d'amore,
E desterà il languore
Del pigro Imene, che infecondo or erra
Contro all'util comun di terra in terra!

Le giovinette con le man di rosa
Idalio mirto coglieranno un giorno:
All'alta quercia intorno
I giovinetti fronde coglieranno;
E a la tua chioma annosa,
Cui per doppio decoro
Già circonda l'alloro,
Intrecceran ghirlande, e canteranno:
Questi a morte ne tolse o a lungo danno.

Tale il nobile plettro infra le dita
Mi profeteggia armonïoso e dolce,
Nobil plettro che molce
Il duro sasso dell'umana mente;
E da lunge lo invita
Con lusinghevol suono
Verso il ver, verso il buono;
Nè mai con laude bestemmiò nocente
O il falso in trono o la viltà potente.


Giuseppe Parini





Capolavoro di poesia illuministica è l'Innesto del Vaiuolo di Parini, dedicato al dottor Gianmaria Bicetti. C'è un alito messianico: un mondo senza vaiolo poteva essere un meraviglioso sogno. A poco a poco, le malattie vinte ci hanno vaccinati contro il sogno di essere vincitori.

G. Ceronetti  da *Il silenzio del  corpo* materiali per studio di medicina





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poesia, medicina

aprile 19 2008





Se un uomo vuole, come me, scoprire la verità, deve negare globalmente la struttura della religione: l'idolatria, la propaganda, la paura, la divisione, lei è cristiano e io sono induista. E' un'assurdità e bisogna essere luce a se stessi. Non solo a parole, ma luce perché il mondo è nell'oscurità e un essere umano deve trasformarsi, deve essere luce a se stesso. Questa luce non può venire accesa da nessun altro.


 
J. Krishnamurti - Un modo diverso di vivere








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krishnamurti

febbraio 22 2008







photo  by petervanallen




Un  pettirosso in gabbia
Mette il cielo intero in furore


W. Blake *Libri profetici*




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poesia

gennaio 27 2008




Memorie







 *


ADDIO  ANATOLIA


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memorie

dicembre 23 2007



Il primo Natale
di Andrea Carandini



Ma la dimora è legata anche alla festa della nascita di Cristo e all´antica basilica di Anastasia
La capanna del fondato di Roma e il Lupercal erano in relazione con la casa di Augusto cultore delle origini
L´imperatore Costantino aveva concordato con papa Silvestro la data del 25 dicembre
L´abbandono dei riti pagani suscitava malcontento tra i senatori

La capanna di Romolo e il Lupercale erano in relazione con la casa di Augusto, perni della sua relazione con le origini. Ma la dimora è legata anche - ecco la novità - alla festa del Natale di Cristo e alla basilica di Anastasia, volute da Costantino, pegno di un suo inarrestabile destino.
Il Lupercale stava sicuramente alla radice del Palatino verso l´Aventino. Si discute se si trovasse a sinistra delle "scale di Caco" che salivano al monte, oppure alla destra, dove Augusto costruirà la sua casa. Velleio sembra porre il Lupercale sotto il Tempio di Magna Mater, quindi a sinistra; ma va inteso con Servio, per il quale il santuario era in Circo. Ma il Circo cui il Lupercale era rivolto terminava proprio a quelle scale e ove il santuario si fosse trovato alla loro sinistra non avrebbe potuto essere considerato in Circo. Come che sia, la distanza fra le due collocazioni è di soli 66 metri e da Velleio mai si potrà estrarre una pianta. Il ritrovamento recente del ninfeo a cupola decorata con aquila ha rafforzato la collocazione a destra delle scale del Lupercale, che la Soprintendenza ha preferito, e noi con lei.
Il fronte meridionale della casa di Ottaviano si ergeva sopra questo ninfeo - probabile rifacimento da lui voluto della grotta con sorgente del Lupercale - per cui si affacciava dall´alto sull´area sacra. La successiva e sovraimposta casa di Augusto con il Tempio di Apollo, terminata nel 28 a.C., occupava anche l´area del Lupercale, che finì sotto il suo terrazzamento inferiore, per cui lo si sarebbe potuto raggiungere solo tramite ambienti sotterranei aperti sulla facciata verso il Circo (ne è indizio una porta rinvenuta sotto Santa Anastasia).
Su questo terrazzamento ci informa un frammento della pianta marmorea antica. Si trattava del portico inferiore dell´area Apollinis, che racchiudeva una silva e l´ara della Roma Quadrata sulla quale Augusto, imitando Romolo, aveva rifondato la città e l´Impero. Lo stesso frammento mostra inoltre, al centro della facciata, un avancorpo (maenianum), la loggia dalla quale la famiglia imperiale si esponeva al popolo riunito nel Circo. Nei secoli l´avancorpo è venuto avanzando, per l´importanza crescente del confronto fra imperatore e Romani nei circensi. Ma Costantino distruggerà la loggia per costruirvi sopra una basilica…
Il Natale di Cristo al 25 dicembre è stato celebrato solo dopo il Concilio di Nicea del 325 e prima del 335 (Depositio Martyrum), quindi al tempo di Costantino. L´imperatore detestava la Roma pagana, tanto che celebrò i vicennali a Nicomedia sul Mar di Marmara, invitando a palazzo i vescovi - preferiti ai senatori di Roma - affluiti nella vicina Nicea per il primo concilio ecumenico. L´imperatore, novello Augusto unificatore dell´impero (324), si considerava anche vescovo, seppure di un genere particolare, e presiedeva il concilio in cui era stato deciso, finalmente, quando celebrare la Pasqua: resta una sua lettera ai vescovi che dimostra il suo interesse per le principali feste cristiane. La Pasqua doveva essere celebrata non prima dell´equinozio di primavera, visto che al 25 marzo veniva immaginata la passione del Salvatore. Papa Silvestro al concilio non andò, ma Costantino era certamente in contatto con lui, anche per preparare l´ingresso a Roma, previsto per il luglio del 326. Si era anche premurato di nominare il primo prefetto dell´Urbe cristiano, Acilio Severo. Qualcosa si stava preparando, questa volta per il Natale…
Giunto a Roma, l´imperatore celebra l´adventus, di nuovo i vicennali e infine i ludi Romani, mai salendo in Campidoglio e mancando sacrifici e pompe. Senatori e popolo erano furiosi, nacquero tumulti: l´imperatore aveva girato le spalle alla vita civica pagana che a Roma si conservava. Lo sgomento culminò quando ebbe inizio la demolizione del maenianum della casa di Augusto rivolto al Circo. Due piani superiori furono abbattuti e sul primo, risparmiato, fu eretto un edificio in forma di croce: la basilica palatina. Mai tanto era stato osato! Infatti le chiese sorgevano al di fuori dal centro politico pagano, ma ora una chiesa spiccava davanti al Circo, nel cuore di Roma e del mondo.
La basilica fu chiamata di Anastasia. Non si trattava della santa, che verrà poi, ma di una sorella di Costantino, cristiana dalla nascita come rivela il nome, già sposa di Bassiano cui Costantino aveva affidato l´Italia come Cesare, presto soppresso perché passato al perfido Licinio. E´ possibile che la casa di Augusto fosse ancora la residenza della principessa, che figurava pertanto proprietaria del luogo, costruttrice e fondatrice della basilica, piccola (455 metri quadri) ma importantissima. Figurava infatti al terzo posto dopo il Laterano e Santa Maria Maggiore. Inoltre dal V secolo il papa vi celebrava la seconda messa di Natale, dopo la prima, in Santa Maria Maggiore; ma nel IV secolo quest´ultima basilica non esisteva, per cui la prima messa - allora forse l´unica - doveva essere celebrata in origine proprio nella basilica di Anastasia (ricerche di Whitehead degli anni ´20).
Si credeva che Cristo fosse morto il 25 marzo, e non potendo che aver vissuto un numero perfetto di anni, l´incarnazione doveva cadere anch´essa in quella data, per cui la nascita veniva ricostruita, nove mesi dopo, al 25 dicembre. Partendo dalle decisioni del concilio sulla Pasqua, Costantino deve aver concordato con Silvestro questa data per il Natale, che si diffonderà poi nel mondo. A favorirla deve essere stata anche la coincidenza con il Natale del Sole Nuovo, al solstizio d´inverno. E´ possibile pertanto ritenere che il primo Natale fosse stato celebrato a Roma nella basilica di Anastasia appena terminata, forse già nel 326, in questo caso alla presenza della sola principessa, ché Costantino era partito a settembre, a porre la prima pietra di Costantinopoli.
Nel Natale paleocristiano si celebravano insieme nascita ed epifania di Cristo ai pastori nella grotta di Betlemme, e su questa grotta Costantino stava edificando una basilica. Ma i Romani conoscevano un´altra e più antica nascita/epifania: quella di Romolo ai pastori davanti alla grotta del Lupercale. Il fatto che l´ingresso a questo santuario potesse avvenire tramite il piano terreno del maenianum - sotto della basilica palatina - svela come questa chiesa fosse stata fondata anche per contrapporsi ai riti pagani del luogo, specialmente ai Lupercalia (Fauno Luperco veniva rappresentato con l´unghia fessa, per cui sembrava il diavolo). La comparazione fra le sacre grotte di Romolo e di Cristo è testimoniata da San Girolamo, che avvicinava la casa Romuli e il Lupercale visti a Roma con il diversorium Mariae e la Salvatoris spelunca visitati in Giudea (Interpretatio, 105).
Il natale del santuario di Fauno Luperco (due generazioni prima della guerra di Troia), il natale/epifania di Romolo (nell´VIII secolo a.C.), il natale della Roma imperiale (nel 27, con ludi Saeculares nel 17 a.C.) e il natale/epifania di Cristo (celebrato nel 326 d.C., o poco dopo) formano una stratificazione di eventi fondanti per l´Occidente, tutti concentrati in un piccolo luogo - la Roma Quadrata di Augusto - epicentro di Roma e dell´impero.


fonte:  La Repubblica, 22 dicembre 2007








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dicembre 7 2007

 

Psicofarmaci ai bambini: ci sarà un'ultima spiaggia?

di Giorgio Vitali 
5 dicembre 2007


“Esaminiamo la realtà dei fatti: cito a caso uno dei “big five” nel settore del giornalismo scientifico, il New England Journal”, è finanziato per il 74% dall’industria farmaceutica. Ecco allora il vero problema: l’etica nelle ricerche. Perché non iniziamo a pubblicare anche le ricerche che hanno dato esito negativo, che sono la stragrande maggioranza?”

dottor Paolo Roberti, primario di Psichiatria, coordinatore del Comitato medicine non convenzionali.

“Ho la netta sensazione che non ci si renda pienamente conto di cosa implichi somministrare psicofarmaci stimolanti ad un bambino di 5 o 10 anni, del tipo d’impatto sul suo metabolismo, sul sistema ormonale, sul suo sistema nervoso in via di sviluppo”
“Luigi Cancrini, psichiatra, Commissione parlamentare sull’infanzia”.

Dobbiamo dire subito che il programma, partito segretamente dalle centrali multinazionali, è stato prontamente individuato in tutto il mondo, specie negli Usa, dalle forze di resistenza contro la globalizzazione. Sono stati scritti molti libri e moltissimi articoli. Si sono costituite molte associazioni. Genitori associati, in America, in Europa ed anche in Italia, sono riusciti a bloccare medici scolastici, assistenti sociali, insegnanti vari, che tentavano di imporre la “droga ufficiale” ai bambini. E tuttavia, il progetto prosegue in tutto il mondo senza la possibilità di un contrasto capace di fermarlo. La dimostrazione è stata data proprio dal convegno svoltosi nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio, peraltro gremita di pubblico, nel convegno di martedì 20 novembre. Ciò che a noi interessa evidenziare, per lettori che presumibilmente conoscono il problema, perché se n’è a lungo discusso, è proprio la forza coercitiva che un progetto elaborato dietro le quinte del potere finanziario globalista riesce ad esercitare nelle società cosiddette civili. In realtà, le società sottomesse al sistema mondiali sta, non riescono a trovare in se stesse la forza di reagire, perché la frammentazione delle professionalità coinvolte, con i loro interessi individuali e corporativi, non consente l’unione necessaria e sufficiente per contrastare questi progetti di dominio globale che sono stati programmati in sedi ove si conosce e prevede a menadito lo sviluppo “automatico nelle società complesse” dei semi gettati in terreni disgraziatamente molto fertili. Com’è dimostrato dalle due dichiarazioni molto chiare che ho riportato sotto il titolo di quest’articolo, rilasciate da personalità scientifiche note ed influenti presenti nel Parlamento, le quali però non vanno oltre l’esternazione di un formale e verbale “dissenso” nei confronti di un progetto già da qualche tempo operativo e come dimostrato anche dal fatto che, mentre per altre e frequenti manifestazioni che dovrebbero interessare la sanità è da sempre in vigore il sistema del rinvio e della dilazione, per quest’argomento sono stati previsti dei “protocolli” che devono essere utilizzati per censire e schedare i bambini “bisognosi di cure”. Questi centri di smistamento dovrebbero essere 120 e ne sono in funzione già quaranta. Tant’è che nella sola Lombardia sono a “rischio di cura” la bella cifra di 10.000 bambini. Inutile ricordare i trattamenti forzati a base d’iniezioni d’amfetamine praticati nell’Unione Sovietica di buona memoria contro i dissidenti politici. Il principio è sempre lo stesso, e riguarda le ideologie e le religioni. (La psichiatria è un’ideologia). Identificata una categoria di possibili eretici, questi sono selezionati su una base di “protocolli ideologici” ed affidati ad “esperti” che possono essere teologi, ideologi o psichiatri, i quali, per il semplice fatto di essere posti in condizione di giudicare altre persone secondo gli schemi istitutivi dei “protocolli”, non possono che inserire le vittime all’interno di una logica che ne seziona la personalità in tanti frammenti. Ovvio aggiungere che nel caso dei bambini, si tratta di un “prelavaggio” selettivo che non ammette dubbi: chi dimostra agilità mentale, vivacità di pensiero, capacità creative, deve essere subito
“lobotomizzato”.
Il convegno di cui diamo notizia si è svolto in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, in collaborazione col Comune di Roma, la prima cattedra di Psichiatria della Sapienza diretta dalla prof. Emilia Costa, dall’associazione “Giù le mani dai bambini www.giulemanidaibambini.org”, consorzio per la farmacovigilanza in età pediatrica, composto di 170 fra enti ed associazioni, fra cui 10 università, (oltre 250.000 addetti ai lavori concordano con le linee d’azione dell’associazione e tuttavia le cose restano com’erano).

Il Comunicato
stampa

Bambini iperattivi, psicofarmaci con estrema disinvoltura. Italia: tra i bimbi diagnosticati, 83% in terapia con psicofarmaco (fonte Istituto Superiore di Sanità). Inghilterra, 18%, Usa 32%. Da 81.000 a 162.000 bambini a rischio (1-2% della popolazione fra gli 0-14 anni), più di 17 volte la produzione industriale di molecole psicoattive per infanzia nel mondo negli ultimi 15 anni; più di 100% di prescrizione in 50 paesi, tra cui Belgio, Germania, Inghilterra, Irlanda, Olanda, Norvegia, Spagna (fonte: International Narcotic Control Board dell’Onu). L’allarme è stato lanciato da William Carey, cattedra di Pediatria Clinica Università Pennsylvania, Accademia delle Scienze Usa, nel convegno “Bambini diversamente vivaci”, organizzato sotto l’alto patrocinio del presidente del Parlamento europeo.
“Negli ultimi quindici anni, dichiara il prof. Carey, la produzione di Ritalin, l’amfetamina che è data ai bambini “troppo agitati” è aumentata di ben 17 volte. Da noi, negli Usa, solo per l’iperattività sono somministrati questi psicofarmaci ad oltre quattro milioni di bambini e ragazzi. I criteri diagnostici per definire l’iperattività, sono a tal punto vaghi ed inesatti, che molti bambini normali sono inclusi nelle diagnosi e messi in cura con psicofarmaci: il problema è che questi criteri sono esattamente quelli che voi riprendete ed utilizzate in Italia”.
Ma non è tutto. In un altro comunicato stampa del 15 novembre scorso, inviato da “Giù le mani dai bambini”, è documentato che il convegno svoltosi nello stesso 15 novembre presso l’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’associazione che promuove l’uso di psicofarmaci sui bambini, l’ufficio stampa che ha promosso l’evento è l’agenzia di pubbliche relazioni di Novartis e di Pfizer, la due aziende che hanno il brevetto dei prodotti in questione. Fortunatamente ci sono state dure prese di posizione dalle commissioni Sanità di Camera e Senato, che hanno chiesto una verifica sull’ISS. Si tratta d’inchieste aggiungiamo noi, che cadranno nel vuoto, perché sappiamo bene dove vanno a finire i soldi delle multinazionali del farmaco.

Conclusioni

Se ad un convegno di questo tipo partecipano professionisti integrati nel sistema sanitario, pubblico o privato che sia, il discorso cade sempre dentro il gran calderone della consulenza professionale. Si discute dei dati della cosiddetta letteratura, si contestano le cifre (in questo caso si tratta di cifre d’abominio), si portano esperienze professionali private o degli istituti d’appartenenza. Ma non si denuncia mai l’origine del fenomeno. Questo non deve apparire. Stonerebbe in un quadro apparentemente idilliaco nel quale alcuni “esperti” discutono amabilmente di questioni tecniche.

Invece in questo, come in altri casi, dietro c’è un progetto. C’è il progetto intossicativo delle multinazionali dietro alle quali, come sappiamo, c’è un programma di dominio globale sui corpi, sulle menti e sulle coscienze. Il marketing delle multinazionali è la forma, (un’estetica, se vogliamo) con cui si esprime e si plasma la società. Il marketing è un sistema complesso per cui, ad esempio, i bambini che noi prendiamo in considerazione vengono ipernutriti con prodotti dell’industria alimentare reclamizzata ossessivamente attraverso i Media. La prima conseguenza di quest’ipernutrizione è proprio un’iperattività spiegabilissima non solo con la sedentarietà forzata, ma anche con le suggestioni televisive che senza posa sono propinate ai bambini.

L’esempio
del Lago Vittoria
Negli anni sessanta, nel lago Vittoria fu introdotta a scopo di studio “scientifico” una nuova specie ittica. Il risultato fu che il pesce persico del Nilo, oggi esportato in tutto il mondo, in breve tempo provocò l’estinzione di quasi tutte le razze ittiche locali. Enormi cargo ex sovietici atterrano ogni giorno nella zona per caricare il pescato e scaricare kalashnikov e munizioni per le innumerevoli guerre dimenticate che si combattono nel cuore del continente nero. Anche in questo caso, le multinazionali del cibo e quelle delle armi si sono dimostrate alleate (in realtà hanno la stessa matrice) contro tutto il mondo e la scienza, coi suoi “esperimenti” è loro complice.


fonte: www.rinascita.info 

 

 


leggi anche qui    *   è importante



 



 

distillato da: florit a 01:21 | link | commenti
controinformazione, medicina

novembre 17 2007




 




Francia, mistero sulla sparizione di 450 gatti.

Dietro la sparizione di 450 gatti avvenuta nella regione dell' Alta Savoia in Francia, c' è il terribile sospetto che ci sia un commercio illegale di pelli con la vicina Svizzera, dove quello dei gatti randagi è considerato appunto un commercio legale.

fonte:  Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva



Leggete anche qui:

http://www3.varesenews.it/lombardia/articolo.php?id=84108

 

Poichè circolano favolette circa la miracolosa risoluzione di alcuni disturbi reumatici grazie all'uso di pellicce di gatto...vi informo che:

E’ risaputo che un gatto adulto ronronnante sviluppa circa 60 gigaHertz benefici per la nostra salute…potete perciò posizionarlo sulla sciatica, o sulla cervicale magari  chiedendogli  il permesso,  non ve lo rifiuterà, i gatti sono anche animali generosi!


Occorrerà precisare che, la cura  sarà efficace solo se con gatto annesso…preferibilmente vivo?




 

distillato da: florit a 15:16 | link | commenti (3)

ottobre 30 2007




Un Viaggio nelle Tradizioni Popolari alla ricerca di antichi Culti Pagani



Ancora una volta, come ogni anno, ci stiamo apprestando ad esser bombardati da pubblicità, magazine, network che parlano di Halloween, il "carnevale" novembrino vera e propria festa del consumistico mondo occidentale. Per molti la ricorrenza è estranea alla nostra cultura italiana, un chiaro esempio dell’effetto della globalizzazione e dell’assorbimento di usi e costumi del mondo anglosassone. In realtà, celate da maschere e vetrine scintillanti ecco trasparire antichi ricordi di tradizioni mai del tutto scomparse e ancora insite nel folklore popolare che contraddistingue la nostra nazione.
Sarà così seguendo gli indizi nascosti nelle pieghe del tempo che arriveremo ad un culto molto antico, il culto della Dea Madre, regina di questa mistica notte ove ancora oggi il velo della reminescenza è così leggero da permetterci di guardar attraverso.
Secondo il Dizionario McBeain di Lingua Gaelica "Samhain" (pronunciato "sow-in"), forse la più importante tra le festività celtiche, deriverebbe da "samhuinn" e significherebbe "summer’s End", la fine dell’estate e l’inizio della stagione invernale

continua...

 







Fu la porta d'entrata divelta

risucchiata dagli atomibagliori

rifluita in cortecce.

Nerelune sorelle allineate

dai secoli affacciate

raccontarono l'oscuro sporgersi


dagli occhi


di fradice foglie consunte

di carni artigliate da chiodigarofani


cesellate da scorticature.

 

Evaporazione di lingua perduta

 

sul ramo d'autunno del cuore


s'innesta in patriaradice

 


 

distillato da: florit a 15:07 | link | commenti

 

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